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il signor stefano venturi è consigliere comunale di rovato. perlomeno lo era quando ha scritto questa frase. ora, io sfortunatamente non conosco nessuno a rovato, ed è un vero peccato. per caso qualcuno dei lettori di questo blog abita a rovato? sì? caro potenziale lettore di rovato, me lo faresti un piacere? il giorno che vedi passare per strada il signor stefano venturi gli daresti un calcio nel culo da parte mia? non fargli troppo male, sai che sono un non-violento. dagli un calcio di magnitudo 5 virgola 9, 6 al massimo. non strafare. magari fai in modo che ti veda il maggior numero di persone. poi mi scrivi un commento in questo post dicendo "missione compiuta". nient'altro, solo "missione compiuta". io capirò. a quel punto lascerò lì quello che sto facendo, mi metterò le scarpe, piglierò la macchina e verrò apposta a rovato a stringerti la mano personalmente. poi dato che ci sono magari ci beviamo una bella bottiglia di franciacorta.
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ufj
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Certe volte mi domando perché devo mettere online insulsaggini come questa. Però che carina Diana Est in versione peplum-dark...
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ufj
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Non vi sarà sfuggito che Parma è l’unico capoluogo di provincia con un candidato Cinquestelle al ballottaggio. Ha sfiorato il venti per cento dei consensi al primo turno. Un po’ i casini degli ultimi mesi, un po’ l’impresentabilità dei candidati istituzionali, un po’ che i parmigiani quando aprono un nuovo locale ci si schiacciano dentro in massa, tutti e duecentomila, fino al weekend successivo, quando migrano nel nuovo locale che inaugura. Sta di fatto che ho seguito la scalata del buon Pizzarotti (soltanto omonimo dell’industriale) con un entusiasmo secondo soltanto a quando Pantani tagliò il traguardo braccia al cielo a Les Deux Alpes, nel novantotto. Non sono qui per convincere nessuno, ci mancherebbe. Non voglio e non sono capace. Vorrei solo proporvi un gioco. Il gioco consiste in questo: cercatevi in rete il programma di Cinquestelle. Poi cercatevi il programma del Pd. Poi leggetevi il programma di Cinquestelle. Poi leggetevi il programma del Pd. Ecco il mio score: - Trovare in rete il programma Cinquestelle: 15 secondi - Trovare in rete il programma del Pd: 10 minuti - Leggere il programma Cinquestelle: un quarto d’ora - Leggere il programma del Pd: piantato lì alla seconda pagina Tutti coloro che parlano di antipolitica e di qualunquismo dovrebbero fare questo semplice giochetto. Poi ciascuno tragga le sue conclusioni.
Avrei dovuto scegliere dalla rete un’immagine in argomento, ma la stesura di questo post mi ha riportato alla mente le emozioni di quel giorno epico.
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ufj
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C’è qualcosa di intrinsecamente clandestino nella radio. Si ha la sensazione che attraverso una radio, e solo attraverso essa, si possano diffondere idee potenzialmente pericolose. La televisione no. Quella è affollata di tetteculi e di mezzibusti. La televisione non è più un mass-media. Da almeno vent’anni. In radio la tua faccia non si vede. Nessuno può disegnarti i baffi finti. Nessuno può distrarre il tuo pubblico mostrando le tette. In radio non c’è la tua faccia, c’è soltanto il tuo cervello. Chi vuole combatterti, deve confrontarsi con quello. Yastaradio cresce piano piano, un peso sempre più ingombrante collocato tra i coglioni dei predicatori dell’obliterazione. Yastaradio è una T.A.Z., una zona temporaneamente autonoma. Ho incontrato i ragazzi a Livorno, in occasione del concerto dei Motorpsycho. Questa è la recensione del concerto che ho scritto unicamente per loro.
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ufj
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Quando i ragazzi del Teatro necessario approntarono il loro nuovo Barbieri, una manciata di annetti addietro, mi chiesero di scrivere una presentazione dello spettacolo. Lo feci di buon grado. Poi qualche mese fa i ragazzi hanno portato Barbieri in Corea del Sud. Di seguito il testo integrale della presentazione in coreano (grazie, Daisy). A beneficio di coloro che avessero qualche difficoltà con la lingua allego sotto la traduzione del primo capoverso (grazie, Google). In Corea del Sud ci sono stato pure io. Per ben due volte. Questo è uno scatto del palazzo imperiale di Seul, il Kyongbok-kung. Era un giorno di celebrazioni e c'era in giro una processione. C'erano anche molte scolaresche di bambini che si rincorrevano per le stanze del palazzo. Ricordo che le maestre erano tutte giovani e molto carine.
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오늘날 지방의 영세한 이발소에는 세월의 흔적으로 뿌옇게 된 장방형 거울과 삐걱거리는 의자, 녹슨 이발도구 등이 남아있을 뿐이다. 그렇지만 불과 반세기 전만 해도 이발소는 마을 사람들이 자유롭게 관심사와 사상을 토론하는 최적의 사교 장소였다. 그곳에는 음악이 흐르고, 커피와 같은 음료도 있고, 무엇보다도 믿음직한 이발사가 들려주는 기이한 이야기들이 넘쳐났다. 간단히 말하면 이발소는 그 마을의 가장 핵심적인 장소라 할 수 있었다.
이 공연에 숨어있는 아이디어는 이처럼 그리 오래지 않은 시절, 이발사가 머리카락을 자르고 면도를 하는 것은 물론, 노래하고, 음악을 연주하고, 음료를 서빙하고, 조언을 던지고... 한 마디로 손님을 즐겁게 해주던 바로 그런 분위기를 되살리는 것이다. 무대는 세 명의 야심만만한 이발사가 생기를 불어넣는 이발소가 되고, 칸막이된 객석 맨 앞쪽 특석은 커다란 대기실이 된다. 관객들 모두 처음에는 무대와 객석 공간을 구분해서 인식하지만, 나중에는 모두들 공연의 일부로 통합된다.
연은 손님을 기다리는 시간에 시작된다. 세 이발사는 손님을 기다리며 서로 한 가지씩 재주를 선보이면서 손님을 가로채기 위한 경쟁을 펼친다. 관객 또한 자기 차례를 기다리며 어떤 일이 펼쳐질지 온갖 궁리를 하는데, ‘최악의 상황을 피하고 싶은’ 생각 뿐이다. ‘배우가 되는 것’이 ‘관객을 맞이하는 것’을 의미하듯 ‘이발사가 되는 것’은 ‘손님을 맞이하는 것’을 의미하므로, 기다리는 과정에서 점점 관객들도 스스로 차례를 기다리는 손님처럼 생각하게 된다.
술사나 의사들처럼 진짜 이발사는 여러 가지 로션의 배합으로 머리에 생긴 모든 문제를 말끔히 해결하듯이, 이 공연의 이발사이자 연주자들은 그들이 몸짓으로 할 수 있는 온갖 재능들을 자랑스레 보여줌으로써, 손님이 깨끗하고 부드럽게 손질된 얼굴과 다시 태어난 듯 활기찬 몸과 기분 좋은 느낌으로 이발소를 떠나게 될 것임을 확신한다. 관객들 또한 이 공연이 끝나면 기분 좋게 이발을 마친 느낌으로
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Oggi, le tracce di tempo del locale barbiere youngsehan nuvoloso con uno specchio rettangolare e una sedia cigolante, bobble le teste e arrugginito rimangono. Tuttavia, solo mezzo secolo fa, il barbiere di quel paese, le persone si sentono liberi di discutere i problemi e le idee sono il posto migliore per socializzare. Qualora i flussi di musica, bevande come il caffè e, sopra tutte le storie meravigliose raccontate da un affidabile barbiere traboccato. In poche parole, i barbieri della città potrebbe essere il jangsora più critico.
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ufj
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Tra tutti i concorsi indetti da Tapirulan quello di racconti è indubbiamente il concorso più ingrato. Le ragioni sono molte, non ultima il fatto che la giuria si deve sorbire qualcosa come un cinquecentinaio di racconti, una consistente percentuale dei quali di più che discutibile qualità. poi di tanto in tanto salta fuori una gemma. In quegli istanti la soddisfazione è impagabile. Il concorso di racconti è anche quello che ha i tempi più lunghi. Dalla pubblicazione del bando alla pubblicazione dell'antologia passa grosso modo un anno. A volte qualcuno si innervosice. Si comincia a dire in giro che la giuria batte la fiacca. Non è così. La giuria lavora, eccome se lavora. E' proprio per dimostrare al mondo intero che la giuria lavora, e lavora sodo, avrei deciso di pubblicare il verbale di una delle riunioni, nella fattispecie la penultima. Il verbale è stato redatto da uno dei giurati.
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La riunione si teneva a casa di X. Per primo giunse Y. Finché furono presenti solo X e Y, la discussione si basò su intelligenti domande di Y, tre quarti delle quali imperniate sul colore della parete della cucina (di queste, due quinti circa sull’abbinamento tra i colori di spugne e imbuti e la medesima parete; una, una sola, sull’abbinamento cromatico tra lo spazzolone del cesso e la parete – non del bagno, bensì ancora una volta della cucina). Arrivò poi Z, recando un dono per la fidanzata di X, ivi presente. Ne seguì una breve discussione sul suddetto regalo, dopo di che si cominciò a discettare di un lungo saggio scritto da Z. Y ne approfittò per fare domande sul colore della copertina del saggio e l’eventuale abbinamento della copertina con pareti, imbuti e spugne di casa X. Di seguito giunsero W e J, insieme. J piuttosto acciaccato, W in grande spolvero e in piccolo spolvero (si legga: spolverino). Da quel momento le interazioni tra i cinque giurati assunsero la seguente struttura: W che faceva domande a ripetizione a Z sulle sue passate esperienze (a proposito delle quali rimandiamo all’appendice). Z che rispondeva alle domande di W fingendo ritrosia ma in realtà godendo sia pure solo intellettualmente della situazione attuale di oratore ininterrotto così come del ricordo nostalgico delle situazioni narrate. J che fissava la bottiglia di liquore attendendo di poter trovare il varco nel monologo di Z, ai fine di proporre una pausa, ingollare il contenuto della bottiglia e dare un nuovo peso (al tempo stesso più ponderato e più leggero) al flusso di Z. X che ascoltava annoiato conoscendo già le passate esperienze di Z (come tra l’altro W, il quale però provava gioia nell’istigare Z al racconto), evidentemente intenzionato a spostare il discorso su altri temi, ma sotterraneamente preoccupato che il dialogo monologico virasse verso l’analisi dei racconti del concorso, sui quali non poteva definirsi preparato avendone letto solo uno, scritto tra l’altro da lui stesso dietro pseudonimo pretenzioso (Alex Manzoni). Y che spostava lo sguardo tra parete e liquore, molto indeciso su quale dei due oggetti fosse maggiormente meritevole di attenzione.
Appendice Z - No, quella lì invece l’ho conosciuta su ***, non come quella che invece l’ho conosciuta su ***, e praticamente quando l’ho conosciuta prima **********, dopo mi ha ********, e praticamente mentre guardavo ****** lei *******, e c’era anche *** che *********, ma poi quando l’ho rivista ********, allora ho pensato che se lei diceva **************** allora per forza doveva ***********, invece pensate un po’ lei se ne esce con **********************, che secondo me era una stronzata, anche perché ********* e **************, infatti dopo un mese ****************************, quindi ditemi voi se può essere che ***********. Eh? Che ne dite? J – Si può aprire il Glenfiddich invecchiato 65 anni, X? X – Sì, basta che non mi chiedi nulla sul racconto che è piaciuto solo a te e a W. Y – Ma le presine di che colore sono? W – E quell’altra volta che poi voi avete ********************************************************************** **********************************************************? Com’è che era andata quella volta?
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ufj
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Una volta discorrevo con un amico su un concetto per sua natura piuttosto ostico. Parlavamo, in parole povere, del senso della vita. Curiosamente ci trovammo d’accordo nel definire l’esatto istante in cui la vita ha inizio, ma discordavamo sulla liceità da parte dell'essere umano di disporne a piacimento. Un po’ più semplice domandarsi quando nasce un’antologia. Si potrebbe pensare che l’antologia nasce nel momento in cui il libro esce dalla tipografia. Qualche nostalgico di gnoseologica classica, appassionato della vecchia storiella dell’albero che cade ma nessuno lo sente e pertanto non fa rumore, quel qualcuno potrebbe addirittura sostenere che l’antologia esiste nel momento in cui c’è un pubblico che la legge. Sarebbe come se avessi detto al mio amico che secondo me un bambino esiste da quando inizia ad avere consapevolezza di sé e di conseguenza memoria, cioè attorno ai tre o quattro anni. Sulla questione della vita ho molti dubbi e nessuna certezza, ma sulla questione dell’antologia ho la mia da dire. Io credo che l’antologia nasca ben prima di uscire dalla tipografia, io credo che nasca prima ancora di entrarci, in tipografia, prima di essere editata, corretta, impaginata. L’antologia nasce prima che Guido e Alberto trascorrano due mesi due ad azzuffarsi come capponi su ogni singolo sintagma. L’antologia nasce prima che Guido concepisca il pensiero di fare un’antologia, prima ancora che Guido termini di scrivere i racconti. L’antologia nasce nel momento in cui a Guido succede qualcosa e questo qualcosa entra nel cervello di Guido e per qualche ragione si trasforma in qualcos’altro. Ecco, quello è il momento in cui nasce l’antologia. Ebbene, quando leggerete Sformato di fango, non sempre, ma solo in certi momenti, sentirete una sensazione strana. A stimolarla non sarà lo stile narrativo di Guido, sovente impeccabile, né saranno le cose che vi racconta, che vi piacciano o no, né quelle che intende soltanto insinuare sotto la vostra cute. La sensazione sarà molto più primordiale e impalpabile, direi indefinibile. Ci rifletterete. Alla fine vi sembrerà di aver assistito a quel preciso istante. A quel microcosmico big bang emotivo avvenuto dentro Guido. Il volume, edito on-demand da Tapirulan, è stato egregiamente curanto da Fabio, egregiamente scritto da Guido e maldestramente pasticciato dal sottoscritto.
Uno dei racconti più straordinari di Guido si intitola Pezzetti. In realtà Pezzetti non è un racconto e per questo motivo sono riuscito a dissuadere Guido dall’includerlo nell’antologia. Ma forse ho fatto male, dal momento che Pezzetti funziona egregiamente anche come racconto. Pezzetti è di fatto una outtake. La trovate qui, divisa in quattro polposissime parti (uno, due, tre, quattro).
L'illustrazione della copertina è di Sara Stefanini.
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ufj
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Tra le innumerevoli recensioni inessenziali che ho scritto in questi anni questa fa un poco eccezione. Non per l'inessenzialità, ma per la direzione vettoriale dello sguardo, per una volta direzionato altrove rispetto al palco. Guarda dove vai in due parti: qui la prima e qui la seconda. Se tutto l'impegno che ci ho messo a scrivere questa recensione servisse anche solo a dissuadere una persona dal recarsi quest'estate all'Arena di Rho, bene, mi riterrò più che appagato. Nella foto, la Antonio Benassi band alla festa della birra di Bannone. Ebbene sì, l'estate scorsa ho persino visto gli Antonio Benassi a Bannone.
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ufj
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Sono poche le volte che mi scappa di dire qualcosa sull’attualità mondiale. La ragione è che di solito non la conosco, l’attualità mondiale, e se la conosco non l’ho capita, e se l’ho capita difficilmente ho qualcosa da aggiungere. Ma in questi sette giorni sono accaduti eventi talmente gravi e poderosi da costringermi qui davanti. Penso per esempio alla scivolata di Madonna al Superbowl e solo pochi istanti più tardi il dito medio di Mya che ha scandalizzato l’America. Penso alla farfallina di Belen, posizionata, guarda caso, esattamente dove l’avrei messa io. Infine Celentano. Sapete, Celentano è stato talmente qualunquista che persino Scalfari, nel dargli del qualunquista, mi è sembrato qualunquista (guardatevi il curioso video di Scalfari-Sledgehammer qui - dai 4:25 min. in poi). Ho visto il primo intervento di Celentano su youtube. Un tizio ha commentato: “La cultura e l’intelligenza di quest’uomo mi sorprendono ogni volta di più”. Sottoscrivo. Pochi minuti fa mi sono visto su raitv.it il secondo intervento. A un certo punto, mentre Celentano fingeva di pensare a qualcosa e Morandi fingeva di commuoversi per qualcos’altro, a un certo punto un tizio s’è alzato in piedi e ha urlato “Siete un pezzo d’Italia”. Sottoscrivo anche questo. Sapete come hanno reagito i due al commento del tizio in piedi? Hanno sorriso. Ve lo giuro. Hanno sorriso e si sono abbracciati. Sono cose che fanno male.
In tema di qualunquismo, mi sia concesso esternare che secondo me la signorina Ivana Mrazova è un gran pezzo di topa.
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ufj
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Non ne avete avuto abbastanza? Allora vi segnalo alla rinfusa un'altra manciata di facezie di conclamato cattivo gusto con le quali potete eventualmente sollazzarvi: - Gli auguri di Natale che ho ricevuto l'anno scorso da un amico esperto di nanotecnologie (qui) - Un divertente tutorial per tutti coloro a cui vengono a mancare le parole quando succede che gli si chiude la vena (qui) - La versione in maltese di Felicità di Al Bano e Romina (qui). La lingua maltese, non me ne abbiano gli autoctoni, possiede un non trascurabile livello intrinseco di cattivo gusto (chi non mi creda si ascolti questo tutorial) - Il videoclip (egregiamente sottotitolato) di Wrong hole di DJ Lubel (qui) (grazie Stefano) - Certi luoghi un po' troppo bizzarri del pianeta google-terra (qui) - Un sito interamente dedicato alle migliori scene di sesso nei videogames (qui) - Uno strepitoso twin-drum magistralmente eseguito sulle note di Tik tok di Kesha (qui). Se proprio non ce la fate saltate i primi due minuti ma, mi raccomando, arrivate in fondo. Quello del drum covering di brani pop è un vero e proprio universo, e i video di Simone Morettin sono un buon filo d'Arianna per esplorarlo (Qui, per esempio, c'è il drum covering di Paparazzi di Lady Gaga) Siete sazi o no?
L'immagine qui sopra è una outtake della campagna pubblicitaria Esselunga di qualche annetto fa.
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ufj
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