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praying mantis – time tells no lies (1981)

Praying mantis – Time tells no lies (1981)

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In barba all’apertura AOAOR (ampiamente orientata all’AOR) di Cheated, sì, la fregatura, il primo e universamente riconosciuto unico vero album della band che annovererà, nelle innumerevoli reincarnazioni successive un numero imprecisato di membri degli Iron maiden oltre a tal Doogie “In Us All” White, identifica un sound invero OAAOR (obliquamente alternativo all’AOR), germinalmente equidistante tra mélo e NWOBM (rispettivamente: il ritornello e il sound/riffing di Running for tomorrw tanto per chiarirsi le idee): il kafon-glam di Lovers to the grave (cfr. i Kiss sprovvisti di trousse che incidono Unmasked) e la ineffabile early-v.alleniana cover di All day and all of the night dei Kinks qui, le velocizzazioni di Panic in the streets (cfr. i pezzi veolci di Rainbow ai tempi di J-L-T / il furgone dei Saxon di Denim and leather) e Children of the heart (cfr. i rifondati Uriah heep di Abominog / Pictures at eleven di Robert Plant) là, la misuratamente sguaiata Flirting with suicide (Judas priest / l’Ozzy di Bark at the moon / i Buggles-that-killed-the-sound-of-the-Yes anni80) e Beads of ebony (cfr. il disco che vi pare dei Journey) lì nel mezzo, a delineare il tortuoso eppure intrigante tracciato compositivo di questo ispiratissimo album. Tra le bonus track accumulatesi nei decenni i primi pre-NWOBM singoli Praying mantis e High roller e la straordinaria Thirty pieces of silver, scellerata b-side del primo singolo Cheated. E un paio di esibizioni live che non aggiungono nulla a parte il minutaggio.

Highlights: Children of the earth / Thirty pieces of silver

Label: Arista

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