deep purple – =1 (2024)

Deep purple – =1 (2024)
••
Nella gillan-escente e gigioneggiante Show me in apertura (Any fule kno dat?, Knocking at your back door, Woman from Tokyo giusto per tirare fuori tre ere differenti) ma soprattutto nel riffettoso mezzotempo heavy prog feat. chitarra e tastiera che fanno sostanzialmente la stessa cosa (A bit on the side, Sharp shooter, I’m sayin’ nothing e più o meno tutta la prima parte dell’album) risulta persino lapalissiano individuare quella confortevole, compatta e equanime unità monadica alla quale anela questo Equals one, al pari, in verità, di tutti gli album post-reunion dall’ottantaquattro in poi (fatta eccezione per Slaves and masters, Purpendicular e, opinabilmente, lo stesso Perfect strangers – ma il singolo Portable door potrebbe starsene di fianco per esempio a Pictures of home o Never before sul sopravvalutato Machine head, back in seventy-two). Scale, scale, scale (Old fangled thing), un gigioneggiante, riffettoso mezzotempo heavy prog f.c.e.t.c.f.s.l.s.c. ma solo un poco più epico (If I were you vs. Perfect strangers – la canzone) e quando la noia inizia a prendere il sopravvento ecco che l’album prende inaspettatamente quota. Nelle sensazioni AOR di I’ll catch you (vs. Wasted sunsets o – sacrilegio – qualcosa di Slaves and masters), nella galoppata quasi In-rocchettara Now you’re talking (vs. nientemeno che Speed king), ma soprattutto nelle ditina cicciottine di Picachu Airey, autentico motore creativo di questa otuagenaria MK IX. E se da un lato la doppia scala al centro di Lazy sod è terrificante, dall’altro le progressioni arabeggianti di No money to burn risultano perlomeno stuzzichevoli. Fino a giungere alla inesplicabile, incontinente, pasticciatissima, straordinaria galoppata prog-metal conclusiva, Bleeding obvious, ovvio e stramaledetto apice creativo di un album alla fine scarsamente monadico ,sì, ma al contempo massimamente antinomico.
Highlights: Bleeding obvious / Now you’re talking
Label: Ear music