steve stevens – flamenco a go-go (1999)

Steve Stevens – Flamenco a go-go (1999)
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Nell’immaginifica crasi che accorperebbe le grazie di Estrada e Foteza dondolanti nelle sottovesti sulla musica di Ottmar Liebert nel Ciclone di Pieraccioni, il sosia friulano di Banfi che improvvisa un Porompompero di sole bestemmie e certo disco-flamenco da cidì omaggio nelle concessionarie di auto durante i fumiganti anni novanta (la title-track in apertura e per metonimia più o meno tutto il resto del disco), roba che al confronto le Bond sono Adelina e Guendalina, ecco che si concretizza più o meno il mood di questo ineffabile Flamenco a go-go, alla lunga (cinquantacinque minutoni) intriso di quel funk-etno-pop un cicinino troppo remixescente di certo claude-challismo finemillennio senza (Feminova) o con arabeschi (Hanina), quasi isla-bonaccione (Twilight in your hands) per giungere alle metereopatiche austerità celtiche di Cinecittà, un po’ Hevia, un po’ Titanic, un po’ film di Sergio Citti, al new-ageing prossimo a certi Yes-post-Union (sono davvero dei gabbiani quelli? Dei gabbiani? Sul serio?) di Dementia oppure soft-mariachi stile Indios Tabajaras (Letter to a memory) e, infine, alle brumose dilatazioni di Velvet cage, tanto ostica quanto cineticamente filmica. Il secondo album di S-S vede la luce nel novantanove, un decennio dopo il primo, tra lo sconcerto dei fan, perlomeno quelli che non hanno mai ascoltato la strabiliante versione semiacustica di Speed, né la (peraltro dimenticabile) Run across desert sands su Atomic playboy.
Highlights: Our man in Istanbul / Dementia
Label: Ark 21 records