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múm – history of silence (2026)

Múm – History of silence (2026)

Canticchiamenti svenevolmente sonnolenti (Múm è il rumore che fanno gli islandesi quando chiudono la bocca dopo uno sbadiglio) tardonovantiani (Kill the light ma anche tutto il resto del disco), uno sbianchettato e ipobjorkeggiante minimalismo sonoro demandato quasi esclusivamente a metereopatici cirrocumuli alberto-cameristici (scusate) (Avignon e in tutto il resto del disco). Rumorismi old-post e pixel sonori scricchiolanti (Our love is distorting), ottoni giocattolo sintetici (A dry heart needs no winding), la semiautistica, strimpellante I like to shake in chiusura, così compuntamente incompiuta, ottima scelta, questo sì, e poi la indietronica (ma quanto gli piace ai Finali-di-sbadiglio questa definizione da uno a contare le pecore?) Miss you dance in apertura, candidamente old style e forse unico episodio del disco realmente fruibile senza inalare ingenti quantitativi di cetraria islandica. Il (troppo) vigoroso filtraggio lomografico di Only songbirds have a sweet tooth (bel titolo, occorre ammettere), barattoloso, fastidioso, auto-(e-di-tutto-il-disco)-legittimazione ultra vintage barra ultra concettuale e un testo declamato con gli occhi socchiusi di chi sta prendendo la mira per sparare un concetto troppo difficile per certuni cervelli, tra i quali il vostro, ha forse l’unico pregio di rigenerare certe tecnotroniche bizzarrie che rendevano fruibili i primi dischi. A parte farvi dubitare della qualità dei vostri auricolari nuovi. Trentaquattro minuti di musica che sono quasi silenzio. Dopo dodici anni di silenzio. C’e qualcosa di intrinsecamente solstiziale, ma cosa?

Highlights: Only songbirds have a sweet tooth

Label: Morr music

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