riverside – id.entity (2023)

Riverside – Id.entity (2023)
•••
Alla faccia di un’apertura inopinatamente e smaccatamente tecnopop (Friend or foe?, armonizzazioni OMD-like, un cantato Harkettiano fino all’epiglottide, un video involontariamente a metà strada tra il vintage e il cestino di Windows e per quanto si può capire qualche calcinaccio elettronico incautamente precipitato dalla discografia solista di Mariusz), invero ispirata e limpidissima, per acclamazione la canzone più pop dell’album, della discografia della band e della storia universale del progressive metal, sempre che tutto ciò abbia un senso, l’album procede invero su traiettorie oltremodo familiari. Firmamenti elettronici, tappeti sonori, cambi di tempo: aculei di Porcupine tree praticamente ovunque, per esempio in certi momenti di The place where I belong vs. Trains o in cert’altri momenti di Big tech brother vs. Blackest eyes, giusto per menzionare le meno P-T-esche, entrambe caratterizzate da un tastierismo del tutto differente, qui un po’ alla Bananone Airey, là un po’ più di un po’ alla Bisteccone Bornemann, oppure nelle più P-T-esche e senz’altro meno ispirate I’m done with you o Landmine blast, o ancora la avvincente bonus track strumentale Together again). Un concept trito sulla spersonalizzazione operata dai media. Qualche lungaggine qua e là, e anche qua e poi là e poi di nuovo qua e alla fine ancora una volta là, specie nella bonus track Age of anger, che poteva benissimo durare tre minuti e trenta invece di quasi dodici. Con la blanda eccezione di certuni momenti di Self-aware, sorretta peraltro da un solidissimo riff post-punk, sembra ormai accantonato quel melodismo dark/mellow che descriveva nitidamente i primi due, due album e mezzo. Non che sia necessariamente un male, beninteso. Sufficienza piena, ma creatività in lieve declino.
Highlights: Friend or foe? / Self-aware
Label: Mystic production