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ævestaden – ni blomster i en åker (2025)

Ævestaden – Ni blomster i en åker (2025)

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Che siano le selvagge e nevose brughiere là fuori, evocate da En hvisken under hjertet così gelide e sbrilluccicanti nella luce mannara di questa luna piena da far venir voglia di alzarti dalla poltrona e correre a strangolare un unicorno a mani nude, o che siano le malinconiche e ultrasbronzissime brughiere umane all’interno del pub badabene a inizio (Blundende øyne) o a fine serata (Herrens venner etter Stein Villa og Marit Steinsrud) quando nel linie sembra quasi di nuotarci dentro, o le algide brughiere metafisiche di Jeg sitter her fremdeles oppure di Herrens venner etter Anders Jordalen o ancora di Tre skuffer muld, poco importa, ecco, ché sempre di brughiere si tratta. Nell’uso estensivo di strumenti norreni, fiddle, anzi, hardinfegle, una sorta di violino norreno (Bakkestoren), jaw harp, un accidente del tutto simile a uno scacciapensieri, un uso potente e ispirato della lira kravik, per esempio in Jag vill ut och du vill ner i jorden, incontestabile apice creativo di questo secondo album (eppure anche Slipp nå non scherza) per la consistenza materica e al contempo riverberante del suono che riporta alla mente, in una sorta di antifrastico deja-vù sonoro, certi superbi momenti acustici Genesis era early70: Can-utility, certi passaggi di Supper, il lato B di Foxtrot, insomma. Troppo?

Highlights: Jag vill ut och du vill ner i jorden / Slipp nå

Label: Jansen records

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