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cattle decapitation – terrasite (2023)

Cattle decapitation – Terrasite (2023)

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L’ottavo acclamatissimo album della più importante band mondiale di deathgrind vegano è una sorta concept dedicato alla rinascita dell’umanità sotto forma di putrescenti scarafaggioni, conseguentemente all’estinzione autoinflitta icasticamente dettagliata nel concept del settimo, acclamatissimo album. Intro melodiche obliquamente cariche di epos (Terrastic adaption, la sconcertante Just another body in chiusura), o più muscolari e classic-death (The insignificant, Solastalgia) o ancora sorprendentemente sabbathiane (…And the world will go on without you), raffiche laser a novecento bpm (il compatto singolo We eat our youngs in rappresentanza di più o meno tutto l’album), qualche sporadico inserto chitarristico epic/power (di nuovo Terrastic adaption) indubitabilmente distante da rigidi consolidati g-g-ghismi death. Curiosamente, l’elemento distintivo è il cantato, capace di interpolare con marcescente disinvoltura un growl stalagmitico, uno scream ben contestualizzato e sinestesicamente simile a quando Paperone cerca di strangolare Paperino, contratti passaggi suini di vecchia scuola slam metal (un paio a canzone, qualcuno in più in The storm upstairs) e il famigerato cleanish-che-sa-fare-solo-Travis-Ryan, una sorta di quintessenziale scream non-black che finisce per fare tutto il giro e collocarsi altrove, parecchio altrove, più o meno dalle parti di certo shock-pop giovanile (non saprei, i Ghost?) generando una sorta di pathos sottocutaneo che ha qualcosa di, uhm, gilmouriano. Sì, gilmouriano.

Highlights: Just another body / Scourge of the offspring

Label: Metal blade

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