nick cave – wild god (2024)

Nick Cave – Wild god (2024)
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Il dio selvaggio e smemorato esplora stupefatto lo spazio interiore e l’immensità dei sentimenti, la ricerca è vana, ogni conversione, ogni stato mentale è sospeso tra l’inferno e il paradiso, se ne sta lì e basta, insomma, e la invisibile verità è segretamente nascosta nell’estasi umana dei sensi. Quel singolo istante magico e puro che prende il nome di vita. Ma il fantasma che appare all’improvviso con le grandi sneakers nei piedi e dice “We’ve all had too much sorrow, now is the time for joy” (Joy) rappresenta uno dei momenti più potenti dell’intera discografia di Nick Cave e forse della storia universale delle discografie. Foliage interiore, mellotron e un coretto marginalmente loveboatereccio (Song of the lake), pozzanghere (Frogs), il mild pop quasi-talkin di WIld God incespica e si fa cupo, dicotomico, disperazione/sollievo, peccato/redenzione, diventa Joy, di nuovo lei. L’amore sinestesico e circolare di Final rescue attempt, quello messianico/estatico di Conversion, così prossimo e al contempo così distante da Hollywood, la fantasupermegastruggente chiusura di Ghosteen e di tutta l’arte degli anni ventidieci, o quello devozionale di O wow o wow, soprannaturale, straordinaria, classicissima non-murder-ballad, la immancabile gospel-catarsi di As the waters cover the sea in chiusura. Via i tessuti sintetici della trilogia Skeleton-Ghosteen-Carnage, via quella sorta di altrove metafisico che rappresentavano, ecco nuovamente le orchestrazioni immanenti dei precedenti, eccellenti Abattoir-Orpheus-Lazarus, ora persino più sognanti e al contempo redentori.
Highlights: Conversion / Final rescue attempt / O wow o wow (how wonderful she is)
Label: Bad seed