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pat benatar – in the heat of the night (1979)

Pat Benatar – In the heat of the night (1979)

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Nevrile, ruvidamente impudica, cinquanta% Irene Cara, cinquanta% Ann WIlson e un pelino di Billy Gibbon, Heartbreaker incendia i cuori e spezza le catene (“Heart breaker /dream maker”, no, non è Ronnie J. Dio, this is rock and roll, baby) giusto per tirar fuori trite catacresi ottantiane – proprio quello che ci voleva, in buona sostanza, nella (non solo) musicalmente schizofrenica N-York finesettanta. Si procede con prevedibile discontinuità tra lamentosi mid-tempo ultraottantiani (il primo inspiegabile singolo If you think you know how to love me, il glam smorfiosetto di Rated X), anche nei contenuti (“So if you think you know how to love me / and you think you know what I need / … / you’ve got to lead the way”, no, non è Klaus Meine, this is emancipazione femminile iniziottanta, baby), una debolissima insulsaggine sci-fi più trash che vintage (My clone sleeps alone), il pop n’ roll di So sincere e una Bondie-ggiante, invero ottima, We live for love, inspiegabile ultimo singolo uscito sei mesi dopo l’album, e col nuovo praticamente pronto. Molte cover. Nonostante l’intrigante abbrivio felpato (nessuno ci sente Breakdown degli Alan Parsons project?), In the heat of the night non la spunta vs. la solidissima originale degli Smokie né I need a lover vs. il fulgido folk sinfonico del primo John Mellencamp. Defilate ma consecutive, le cover di Don’t let it show (Alan P.P., di nuovo loro) e No you don’t (Sweet) illustrano (ahimè un po’ troppo in fondo al disco) i due contrapposti ma complementari registri vocali di P-B, mai potente, d’accordo, eppure languidamente espressiva e al contempo abilmente sensuale.

Highlights: No you don’t / Heartbreaker

Label: Chrysalis

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