a confronto guccini e’ un nichilista

Kalopedia 24
Chi diamine? Billy Idol
Che diamine? Kings & queens of the underground
Ma quando? 2014
Allora? Nel 1978 un giovinastro con capelli dritti, le labbra storte e una inesauribile voglia di figa svedese incrociando Robert Plant nei corridoi dei Polar Studios di Stoccolma gli urlava addosso tutto il suo odio nei confronti di quel ventre molle, reazionario, miliardario e strafatto che era diventato in soli dieci anni lo star system del rock. Trentasei anni più tardi il giovinastro, prossimo ormai ai sessanta, si veste esattamente come nel settantotto, si tinge i capelli dello stesso colore e si presenta con un album talmente nostalgico che a confronto Francesco Guccini è un nichilista. Oltre all’inevitabile sciacquone di ribellione Yell, giù di Psychedelic furs, primi Simple minds, Bono, ma oltre, molto oltre, fino a Self control di Raf, Picnic at the whitehouse e via, via, per arrivare alla sublime Samurai di Michael Cretu. Uno spettacolo, insomma. Un spettacolo ad uso e consumo di chi ancora indossa pantaloni di pelle nera e cinture con le borchie e pensa che tutto ciò che è venuto dopo Blade runner e I giustizieri della notte non può essere definito cinema.
Sì ma allora? ••••
Però almeno cosa sento? Can’t break me down; Save me now; Eyes wide shut
Chi diamine? Genesis
Che diamine? R-kive
Ma quando? 2014
Allora? In genere basta l’idea di cofanetto antologico a farmi venire tutte quelle bolle pruriginose. Quelli tematici che finiscono col rimettere in circolazione qualche gemma li tollero anche. I peggiori mettono insieme il cosiddetto meglio di una carriera. Né l’uno né l’altro. Nei fatti questi tre cd di materiale già pubblicato svenduti a prezzi da autogrill risultano totalmente privi di appeal persino per il collezionista più fetish. Il box è sbilanciato (manca Firth of fifth e l’album più rappresentato è Invisible touch), incompleto (c’è Ray Wilson ma non Anthony Phillips), non rappresentativo (di Gabriel e Collins quasi solo brani minori). Non serve scaricarlo per rendersi conto della sciatteria dell’operazione. Basta guardare la copertina.
Sì ma allora? •
Però almeno cosa sento? Un qualunque album intero dei Genesis
Chi diamine? Rebecca Pidgeon
Che diamine? The raven
Ma quando? 1994
Allora? Se vi capita nel lettore il primo album della moglie di David Mamet le ragioni che mi vengono in mente sono due. La prima: siete fan sfegatati di Mamet. La seconda: siete troppo pigri per alzarvi di nuovo. In questo caso vi meritate l’ascolto integrale di questa evanescente manciata di canzonette leggere come culetti di playmates che spruzzano in giro scoreggine di soap-pop (Peace and mind), country-coretti (You got me), celtic-per-ragazzi (The witch). Niente male il lesbic-blues-alla-anidifranco-ma-molto-molto-più-soft intitolato Grandmother, ma Her man leaves town, si rassegni la fanciulla, non è Twist in my sobriety.
Sì ma allora? ••
Però almeno cosa sento? Grandmother
Chi diamine? Ruphus
Che diamine? New born day
Ma quando? 1973
Allora? La più celebre progressive band norvegese esordisce con un album solido come un iceberg luccicante di divagazioni alla Yes-1972 (buona parte di Still alive), arrembaggi alla Deep purple MK1 (New born day), riffoni J-tull fase Aqualung (The man who started it all è nei fatti puro stalking ai danni di Mary la strabica) oltre a qualcosina dei Genesis di Foxtrort (Day after tomorrow) e di E-L-P (Opening theme). Per il resto Uriah heep come se nevicasse. Le voci di Aspaas e Sundby sono gradevoli come un tuffo da un fiordo in novembre, ma le esecuzioni sono volonterose e le canzoni finiscono coll’attaccartisi addosso come un ghiacciolo sulla lingua. Ascoltate questo disco ogni volta che siete insaponati e comincia a scendere ruggine dal doccione.
Sì ma allora? ••••
Però almeno cosa sento? The man who started it all; Coloured dreams
Chi diamine? Royal blood
Che diamine? Royal blood
Ma quando? 2014
Allora? Elementari riffoni chitarristici (però eseguiti con un basso) e un drumming che non moilla un secondo: vi sfido a trovare un disco rock degli anni ventidieci privo di queste caratteristiche, vedi Wolfmother, Black keys, Rival sons, Triggerfinger, Queens of the stone age e compagnia pseudozeppelinante. Nei fatti, il caso discografico del 2014 non è niente di nuovo e niente di più di questo. Occhio però alla teenage-Veilandiana Ten tonne skeleton che si conficca lì in mezzo tra le orecchie e non se ne va neanche a calci in culo. Dire che il riff in apertura di Little monster è un omaggio a Voodoo chile è un po’ come dire che KateeLife porta una terza scarsa.
Sì ma allora? •••
Però almeno cosa sento? Ten tonne skeleton
Chi diamine? Red hot chili pepperes
Che diamine? I’m with you
Ma quando? 2011
Allora? Un album fervido di sensazioni siderali. Concentrartevi sui contenuti e sfiorerete il Vuoto Assoluto, dove la materia semplicemente non esiste. Concentratei sui suoni e raggiungerete il concetto teorico di Zero Assoluto, lo stato fisico in cui la materia collassa su sé stessa. Inutile domandarsi quando ascoltare questo album perché ogni momento sarà inopportuno: dal gommista mentre contemplate il culo di miss settembre 2011 attaccato al muro, dal parrucchiere fashion del centro commerciale mentre un ragazzino sveglio vi ranca su il sacchetto della spesa, dal ferramenta mentre comperate i feltrini sbagliati per le vostre nuove sedie. In tutti questi diversi contesti, accomunati però dal fatto che non avete a disposizione il tasto off, questo disco manterrà la parola e “Sarà con voi”.
Sì ma allora? •
Però almeno cosa sento? Did I let you know; Police station
2 commenti
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Però la copertina di I’m with you è molto pertinente.
Credevo che il messaggio della copertina intendesse significare qualcosa del tipo “la droga è merda” o simili ovvietà . Ma ripensandoci forse hai ragione tu e genera soprattutto quella sensazione di fastidio come quando stai portando della roba con due mani e ti si posa una mosca sulla palpebra.