Ufj

graham bonnet – graham bonnet (1977)

Graham Bonnet – Graham Bonnet (1977)

•••

Dylan che diventa ballad r-stoniana e più precisamente ballad r-stoniana-tipo-quando-gli-stones-cercano-di-somigliare-un-po’-a-dylan con tanto di inascoltabile lick di chitarra talk box (It’s all over now, baby blue), Ron Davies che rimane sempre il Ron Davies che nessuno conosce però piuttosto una specie di Ron-Davies-che-però-ha-già-sentito-qualcosa-degli-skynyrd-e-del-southern-in-generale (It ain’t easy – chi scrive ritiene trascurabile la famigerata versione di Bowie), Carole King che diventa soulful come non è mai stata con tanto di big band e acuti che vanno più su di Carole King medesima, ciò che non aggrotta di certo le sopracciglia considerando la effettiva caratura dell’ugola in oggetto di dibattito (Will you love me tomorrow), né a questo proposito sorprende che la renderizzazione doo-wop post-elvissiana di Danny, oscuro e invero scialbo quarantacinque di Sua Maestà Elvis-P o la versione bluegrass barley/cornificata di Rock island line risultino più avvincenti delle versioni originali, ciò che però non succede quando di là dalla rete c’è un certo Al Green (Tired of being alone – ma che c’entra quello svolazzo di flauto?). I due inediti Wino song e Soul seeker, sebbene debolucci, sono indubitabilmente prodromici (se siete evoluzionisti) o profetici (se siete creazionisti) di quantò accadrà un paio di anni (e di album) più tardi. Il riferimento, naturalmente, è alla famosa convocazione al Château Pelly de Cornfeld, la svolta di un’intera carriera e forse di una fettina non troppo trascurabile di storia del rock.

Highlights: It ain’t easy / Goodnight and goodmorning

Label: Mercury

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *