a circus – a circus (2025)

A circus – A circus (2025)
L’incipit acustico (Out of the hat) inocula suggestioni vìntejj (l’avete sentito il fruscio della puntina?) quasi cinematografiche, circolarmente riprese nella sountrac/chiosa Swing little girl in chiusura, poi però l’album prende corpo attraversando lande sonore fulgidamente epic. Traiettorie dopotutto differenti: l’intro classic-Johnlordiana di The sleeper e poi una progressione accortamente symphonic e blandamente dark, indubitabilmente spacey, oppure Rainbow tears, analogamente spacey seppure episodicamente progressive (potrebbe tornare alla mente qualcosa di Awake dei Dream theater, o potrebbe no), o ancora Shadowy man, abile nel mantenersi alla larga dalle lusinghe tentatrici del melodic (a questo punto della narrazione immaginatevi i fratelli Gioeli con le conchiglie sulle zinne e la coda di pesce al posto delle gambe). Il nucleo agiograficamente Dio/rainboyano (Burn the witch vs. Kill the king, stupefacente, la stessa A snow covered road), o sensitivamente notturn-blekmoriana (Two ghosts, soprattutto, ma anche le summenzionate Out of the hat e Swing little girl, va là) con la unica significativa eccezione di Judas, il singolo dell’album introdotto da un perentorio riff tardo-parpolliano (i.e. da Abandon in poi e pertanto non-blekmoriano per definizione). La band è marchigiana ma alla voce c’è un ispirato Ronnie Romero. Chissà com’è successo.
Highlights: Rainbow tears / Shadowy man
Label: Rockshots records