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un pianeta di parole

Quando Enrico mi propose un’intervista per il settimanale Zerosette (anche online, qui) accettai entusiasta. “Ha detto un’intervista?”, pensai, “proprio a me?”
Gli dissi di mandarmi la lista delle domande via mail, che gli avrei risposto entro ventiquattr’ore.
“No, no – fece lui – facciamo una vera intervista con le domande e il microfono e tutto il resto”.
Ci incontrammo al Dulcamara pochi giorni dopo. Enrico mi disse “Pronto?” e io “Sì, certo”. Allora lui accese il registratore e mi fece la prima domanda. Mi bloccai. Guardavo Enrico che guardava me, guardavo il registratore, guardavo la sala del Dulcamara stranamente semideserta. Mi guardavo tutt’intorno ma non dicevo nulla. Non che non avessi niente da dire, soltanto mi sembrava troppo strano parlare dentro un registratorino. Non so come altro spiegare.
Poi a un certo punto le parole presero ad uscire e in pochi minuti l’intervista si fece da sola.
Martedì 18 maggio è uscito il numero di Zerosette con la mia intervista. A pagina 36 ci sono io. A pagina 44, Rocco Siffredi. Non oso immaginare il cambiamento nella mia vita se l’impaginatore avesse erroneamente invertito le foto.
Qui sotto il testo di Enrico pubblicato dal giornale. Rileggendolo oggi lo trovo un po’ asciutto, come dire, impersonale. Probabilmente ne è causa il limite tassativo delle 2200 battute. Ma le cose ci sono più o meno tutte.
Doveroso qui ringraziare Enrico per la bella opportunità.

Ora che sono famoso siete pregati di cominciare a darmi del lei.

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Responsabile della sezione racconti dell’associazione culturale Tapirulan, Alberto Calorosi scrive da sempre. Nel 2005, la svolta: “Ho provato a leggere i miei vecchi racconti come non fossero miei. Erano orribili. Ho capito quanto fosse diverso scrivere per me o per qualcun altro”. Considera la scrittura un’esperienza ‘gravitazionale’. “Nasce da ciò che mi succede, che ho letto o che mi hanno raccontato. Dopo aver recepito il mio cervello dimentica. Poi, a un certo punto, le ‘particelle’ cominciano ad agglomerarsi. Avviene generalmente nei momenti meno poortuni: metre chiacchiero con amici o durante un’intervista. Nella mia testa si genera un pianeta di parole che sento l’esigenza di esprimere. Appena posso, perché c’è anche la vita contingente, mi metto lì e scrivo”. Il suo blog nasce per scherzo, “ e uno scherzo continua a essere. Volevo mettere online qualcosa che riflettesse la mia persona scritta. Ogni post contiene una sfaccettatura delal mia personalità”. Nel 2008 pubblca il fumetto “30 senza lode”. E’ andata così: “Ho scritto di getto una toria d’amore (e di sesso) tra due giovani studenti del Dams di Bologna e l’ho inviata al mio amico Andrea Gualandri, disegnatore di grande talento. Mi ha subito proposto di trasformarla in immagini. La storia si adattava bene, perché era quasi tutta dialogo. Da profano del fumetto, ho pensato: facile, Andrea disegna e io riempio le nuvolette. Quando poi ho inserito i dialoghi mi sonoa ccorto che la storia era diventata verbosa. Mi sono reso conto a mie spese che il linguaggio del fumetto e quello della narrativa sono molto differenti. Ma dovevamo stampare. Ho dovuto riscrivere tutto il fumetto in 48 ore”. Ora ha in mente un nuovo fumetto, sempre con Gualandri: “Sarà una storia noir, iperrealista e cattivissima”. Però gli piacerebbe anche proporre a un editore una selezione delle sue cose. “Un giorno lo farò. Ma starò alla larga dal solito editore a pagamento che stampa 50 copie in digitale per gli amici. Mi proporrò a una casa editrice vera. Se il libro piace, bene. Se non piace, fa lo stesso. Esistono altri canali per diffondere le mie storie”.

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