autori vari – l’irlanda nel cuore

Tema libero.
Il terrore dei liceali.
Io no, io ci godevo col tema libero. Mi mettevo lì e cominciavo, e scrivevo, e scrivevo, e scrivevo quel cazzo che mi pareva per due ore. Che libidine. Neanche il caso di ricopiare in bella. Non c’era tempo. Poi prendevo cinque, sì. Ma restava il fatto che avevo scritto quel cazzo che mi pareva per due ore.
Ci stiamo pensando, a Tapirulan, di introdurre un tema per il prossimo concorso. Chissà, forse rende le cose più facili agli autori, forse rende le cose più facili a noi che dobbiamo giudicare.
Forse no.
Beh, alla fine non ho altro da dire.
Perché allora mi sono ficcato in questo discorso?
Ah, sì, l’Irlanda.
“L’Irlanda nel cuore”, l’antologia pubblicata dall’associazione culturale Cooltura, è il risultato di un concorso letterario a tema. Il tema: l’Irlanda.
Non date mai come tema un luogo, anche metafisico. Datemi retta. Non vi arriveranno racconti, ma solo qualche centinaio di resoconti di viaggio. Ciò che è capitato in questo concorso. Forse era proprio ciò che volevano gli organizzatori, forse no. Ma tant’è.
Ho comperato l’antologia e me la sono letta.
Non sarò io a giudicare il lavoro di una redazione che non conosco. Lascerò parlare i racconti. Proprio così. Ecco gli incipit di alcuni dei racconti inclusi nell’antologia. Si dividono in due categorie ben distinte: i becpekers e i bodlèrs. Vai!
I becpekers
1) Apro la porta e scopro che sta piovendo. Appena venti minuti fa il sole faceva capolino tra qualche nuvola dall’aria innocua e mi era salita la voglia di un giro in centro nel mio tempo libero.
2) Mi chiede, con un velo di preoccupazione nella voce: “Ma sei sicura che siamo giuste?” La voce e la preoccupazione appartengono a Matilde, la mia compagna di viaggio. E’ lei alla guida. La guida alla rovescia. A lei spetta il compito di cambiare le marce e girare il volante di una macchina noleggiata a Dublino e che ora sta viaggiando, apparentemente da sola e a caso, lungo una strada a corsia unica.
3) Seduta per terra, appoggiata al muro della casa, lo zaino da un lato e il cane dall’altro, guardavo il sole spegnersi all’orizzonte sull’oceano e mi chiedevo chi me l’aveva fatto fare di venire in questo angolo sperduto dell’Irlanda, Inis Mor.
4) Tanto per restare in tema la sveglia suona in stile Irish, alle otto e venti in una tiepida mattina d’estate a Dublino guardo fuori della piccola finestra su Lord Edward street, un’occhiata alla Christ Church Cathedral prima di svegliare anche Jacopo. Colazione, zaino in spalla con le poche cose per la giornata. Non manca mai il mio impermeabile blu.
E i bodlèrs
5) La Ka mangiava la strada sterrata e solitaria. Dai finestrini entrava odore di prato e leggende, le stesse che avevo ascoltato ogni sera negli ultimi dieci giorni.
6) Sogno carezzato dal vento, perso nella nebbia del tempo, effimero come bruma celtica e solido come una lapide posata sopra il tempo passato.
7) La bruma marina si dirada lasciando passare le prime deboli luci dell’alba. Lente le onde sospingono a riva alghe dorate. Un raggio di sole scivola soffice sui tuoi capelli attraverso il vetro della finestra. Dormi ancora, raggomitolata sotto il piumone, mentre io ascolto il vento accarezzare l’erba verde dal sapore salmastro che cresce rigogliosa attorno al rifugio che hai affittato per noi.
8) Il sentiero s’inerpicava leggermente.
Non ve lo nascondo: l’8 è il mio preferito.
Come dite? Cattivo? Sono stato cattivo? Un po’ cattivello sì, lo ammetto. E volete sapere perché? Perché ho partecipato pure io, al concorso “L’Irlanda nel cuore” e non mi hanno selezionato, ecco perché.
La dico con Max Collini degli Offlaga disco pax.
Brutta bestia l’invidia.
Onore al merito, c’è un racconto che a mio parere emerge tra gli altri. Si tratta di “Il precario” di Fabrizio Squillace (qui). Non ha vinto, ma comunque è tra i selezionati. Bravo Fabrizio. Per quel che vale, ti faccio qui i miei complimenti.