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matteo bosi – note di viaggio

Matteo è un tipo strano.
Di lui so che da ragazzo ascoltava musica classica. Poi ha scoperto l’heavy metal. Immagino che questa cosa abbia generato nel suo cervello adolescente ancora più confusione di quella che normalmente risiede all’interno di un normale cervello adolescente.
In realtà – ma questa è una divagazione – tra metal e musica classica le similitudini sono parecchie. A cominciare dalla devozione degli appassionati. Pensate all’ultimo movimento del Nuovo mondo di Dvorak e confrontatelo con Stargazer dei Rainbow. Sì, posso già sentire i vostri commenti: “Solo l’ignoranza più abissale unita a ottusa incompetenza può portare a definire Dvorak un compositore classico” e “Porco*io fratello Stargazer non è metal proprio per un cazzo”.
Ma torniamo al Nostro.
L’epifania avviene con Legendary tales. Le orchestrazioni dei Rhapsody e il chitarrismo luminescente di Luca Turilli annodano finalmente tutti i fili scoperti all’interno del cervello di Matteo.
E mi ricordo quella volta al Dulcamara, quando un amico di poco tatto gli disse “Ma dài, i Rhapsody sono degli zappatori”. Ricordo che Matteo non disse nulla. Si limitò a impallidire.
Tutto questo accadeva tempo addietro, e i gusti musicali di Matteo, per ciò che posso interpretare dalla musica che compone, sono cambiati parecchio. I furori sovente pacchiani del metal epico hanno lasciato il posto a un interesse per la musica a trecentosessanta gradi, e si sente.
Ammassati nei venticinque minuti dell’album, i grandi chitarristi ci sono tutti. A cominciare dalla devozione per John Petrucci (l’intro, ma anche il resto di Aspettando le stelle) per terminare giocherellando col blues di Eric Clapton e soci (il finale di Sotto la neve). L’approccio compositivo (ma non le sonorità, beninteso) di ispirazione progressive proviene dall’ascolto attento di nomi come Steve Hackett e Steve Howe (ma, direi, non Robert Fripp né Greg Lake. Mi sbaglio?) e da una forse eccessiva indulgenza nei confronti di gente come Mike Oldfield (tutta 20 agosto).
Pregevole l’artwork (brava Costanza) ma perché usare quel font tremendo per i titoli dei brani?
Tre stelline su cinque. Le stesse che darei a A dramatic turn of events, se solo avessi voglia e tempo di recensirlo.

Se vi interessa, questo è il suo sito. E qui c’è l’album.

Un commento

  1. eh si, bei tempi quelli di Legendary Tales… e quanta strada ho fatto per non arrivare da nessuna parte! 🙂
    Complimenti per aver individuato alcuni dei miei riferimenti (bhe, su Petrucci ci voleva poco!), soprattutto con il riferimento Mike Oldfield (ammetto di non conoscere la discografia completa, ma mi fa un baffo!!! guardate qui: http://www.youtube.com/watch?v=RKrE4MerPCI ).
    Buon ascolto a tutti! 🙂

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