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luminarie

fanno la loro comparsa silenziosamente, vetrina dopo vetrina, ogni anno un paio di giorni in anticipo rispetto al precedente. l’atmosfera natalizia ricreata dalle luminarie dei negozi e lungo le strade del centro m’inducono un’afosa sensazione di festosità posticcia, come annunci di saldi, no, meglio, come quei compleanni cui vai un po’ per forza un po’ perché sennò stasera che cazzo fai?, in cui il festeggiato è l’amico antipatico, quello che vedi il meno possibile, in cui tutti hanno una trombetta in bocca e un cappello colorato a forma di cono ma nessuno pare realmente divertirsi.
il natale delle luminarie significa regali, cenoni, pranzoni, colazioni, ritrovare i parenti, contare chi è venuto e com’è vestito, chi arriva tardi, e quella chi è, manca quello e quellaltro e, soprattutto, perché. sentirsi più buoni, ma soprattutto più autoindulgenti. il natale luccica lungo le strade, sui balconi e nei centri commerciali, bagliori intermittenti di quella luce che per tutto l’anno non abbiamo avuto il tempo di cercare dentro di noi.
e poi tavole imbandite, un baule ricolmo di ponderosi pacchetti infiocchettati: per molti il natale è una presenza quasi fisica. ma per qualcuno invece il natale veicola un’assenza che proviene da ricordi lontani.
l’autrice del pensiero qui sotto è l’’amica di porthos’.

buon natale a tutti.

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E finalmente sola nel silenzio di questo ufficio prefabbricato, con il nero della notte che mi guarda dalla finestra. Là fuori intravedo le flebili luminarie di Eurovie. Soltanto un pallido eco di quello che veramente erano quando sono state comprate, ormai 8 anni fa. Oggi, più che stelle luminose sembrano righe tratteggiate senza un senso apparente, ce ne vogliono cinque per farne una come prima, forse neanche…
Ma nel duemilacinque, quando avremmo dovuto finire, qui, almeno l'ottanta per cento delle lucine ancora funzionava. Ora sono soltanto ridicole. Faremmo meglio a lasciarle spente, faremmo più bella figura….
Ho decorato personalmente la reception; ora non c'è più nessuno ad accogliere chi entra, ma ho voluto lo stesso addobbare il bancone con il festone finto pino, attaccarci qualche pallina natalizia, un paio di stelle di Natale di plastica che proprio schifo schifo non fanno, ho tirato fuori anche due piccoli alberelli, di quelli squallidi che il 7 gennaio metti via con un sospiro di sollievo.
Oggi anche le lucine dell'alberello sul bancone si sono spente, persino queste erano destinate a durare meno di noi…
Natale: mi piace preparare i regali, incartarli, addobbare, fare i bigliettini, girovagare col naso per aria guardando le luminarie, gli alberi addobbati nei cortili delle case, quegli stessi alberi che durante l'anno nemmeno noto. Mi sento più buona, più ben disposta e spero sempre che nevichi. Ma allo stesso tempo lo odio. La malinconia della vigilia: va sempre a finire che piango come una fontana; il giorno di Natale sempre lunghissimo e stonato, e mai che arrivi sera, e poi un altro giorno di festa, un altro giorno in cui ogni singolo secondo scandito dall'orologio sembra eterno.
Guardo il piccolo alberello portatile che ho sulla scrivania. Mi ha seguito anche qui come in ogni altro ufficio in cui ho lavorato. E’ piccolo, ormai bruttarello, qualche pallina rossa s’è staccata, come decorazioni le immagini di alcuni personaggi Disney. E' un alberello per bambini, lo so, me lo ricordano tutti quelli che entrano. Ma per me è un caro ricordo, il ricordo di qualcosa che non c'è più, il ricordo denso e struggente di qualcosa che in questo periodo dell’anno a volte sembra quasi tornare…

2 commenti

  1. grazie per il dolce pensiero…
    anche se ormai è passato spero che sia stato un buon Natale e ti auguro un 2008 pieno di tutto quello che desideri (lecito e non!!!) e anche di tanta serenità!
    ti devo sempre una birra!! #^___^#
    Approfitto per augurare buon Anno anche a tutti quelli che conoscono Alberto e che nel passare degli anni ho avuto modo di conoscere anch’io, a quelli che ho perso di vista e a quelli che ogni tanto rivedo ancora con piacere.
    un bacio a tutti
    Barbara

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