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grazie a…

Avrei molto da dire sulle ragioni per cui ho impiegato dieci anni a terminare questa tesi, ma finirei col rendere soltanto molto noioso un post che già di suo pare piuttosto noioso. E pure sulle controverse sensazioni di quei momenti, un giorno o l’altro, aggiungerò un paio di cose.
Quest’oggi mi preme solo dire grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini in questi giorni / mesi / anni di improvvida gestazione.
Di seguito i ringraziamenti che ho incluso nella tesi. Premetto che avevo a disposizione poche righe e la raccomandazione di essere il più istituzionale possibile.

“C’è qualcosa di intrinsecamente anacronistico nel capitolo dei ringraziamenti, tradizionalmente posti a principio di una tesi e sovente scritti al termine della stessa. Viene istintivo viaggiare a ritroso nel tempo, vagolare con la memoria, ripensando a quella formula che proprio non voleva uscire, a quel capitolo scritto e riscritto mille volte, a quell’intuizione notturna che fa sobbalzare e correre ad accendere il PC.
E’ ciò che faccio ora, viaggiare, nel profondo di questa notte sferzata dalla pioggia e dal vento che agita i ricordi come lenzuola di fantasmi. Chiudo gli occhi e mi abbandono contro lo schienale. Chiudo gli occhi e navigo nella notte. Con me ci sono tutti i miei amici. Li saluto con un’occhiata. I miei amici, quelli che hanno saputo soffiare a pieni polmoni nelle mie vele sgonfie in occasione dei (numerosi, ahimè) momenti di bonaccia creativa. Vi ringrazierò uno per uno, statene certi. Ma non qui. Lo farò di persona, a tempo debito. In questa sede mi limiterò a menzionare le tre persone che più di chiunque altro hanno desiderato che terminassi questo percorso lungo e accidentato: mamma, papà e Sara. Non lo nascondo: senza di loro, quella dei ringraziamenti sarebbe l’unica pagina di questa tesi.
Ringrazio infine il professor Agostino Poggi per tutto ciò che è fattivamente legato ai contenuti di questa tesi, ma soprattutto per la sua straordinaria capacità di fornirmi, nei momenti di difficoltà, stimoli rapidi e risolutori. Senza i quali, alla pagina dei ringraziamenti, verosimilmente non sarei mai arrivato.”

Non mi era concesso, in codesta sede, di elencare i nomi di tutti coloro che in questi anni hanno avuto la perseveranza di supportarmi e la pazienza di sopportarmi. Eccoli, quindi, in rigoroso ordine casuale. Grazie a Dalse, Sarto, Monia, Denis, La Zavatta, Bibo, Marina, Saffo, Ramona, Monica, Francesca, Mauri, Sara, Zeronovantanove, Yuri, Betta, Ferro, Linda, Sundro, Emanuele, Dede, Il Principe, Maino, Vale, Sacco, Manu, Mino, Betta, Maffo, Canna, Michi, Daisy, Leo, Gaia, Titti, Robbi, Andrea, Barbara, Simone, Robirobi, Fabio, Elena, Lalla, Gual, L’Assessore, Zino, Arianna, Roberta, Mario, Lisa, Solci, Richi, I Milanesi, Marco, Franci, Paolo, Raffi, Valentina, Adele, Manufadda, Sabri, Bea, Alessio, Barry. Chissà quanti ne ho dimenticati. E poi Luca, Sabrina, Manola, Claudio, Nonnopiero e Nonnabianca, Silvia e Sara, per innumerevoli ragioni. E i miei cugini, i miei zii, i nonni e infine la adorata mamma.
L’ultimo ringraziamento è per colui che che più di tutti ha desiderato questo momento. Volevo dedicarle la tesi, a questa persona, ma poi mi sono detto che questa tesi è stata un sasso nella scarpa durato dieci anni, un maldidenti su un pianeta senza dentisti, un post-sbronza durante una riunione senza fine. Una bella scocciatura, insomma. Mi sono detto che questa tesi è una pietra sul passato finalmente poggiata, ma male, traballante e oltremodo in ritardo, al di là di qualunque buonsenso. E allora perché dedicargliela, una tesi del genere? Così ho deciso che gli dedico tutta la laurea, a questa persona. La stretta di mano col presidente della Commissione, la discussione in aula P, la tesi (anche quella, ma certo) e tutti gli esami, tutte le ore di lezione, i libri che ho studiato, gli appunti che ho preso, le ore che ho cazzeggiato nei corridoi. Dedico a lui le innumerevoli sensazioni che ho provato in quelle aule, gli incontri che ho fatto, gli amici che ho conosciuto e che hanno preso parte ai momenti importanti della mia vita. In sostanza, gli dedico tutto ciò che sono stato e che sono oggi.
Sarebbe bello se davvero potesse leggere queste righe. Chissà se ce l’hanno la connessione internet, là dove sta ora questa persona.

Non me ne voglia la prestigiosa Commissione che mi ha esaminato, ma ho la sensazione che di questa giornata a suo modo campale ricorderò, ancor più che la proclamazione stessa, il momento immediatamente successivo, cioè la seconda proclamazione avvenuta per mano (e toga) delle illustrissime Brigate Bacchi (nella foto).

6 commenti

  1. ahahahahaha all’inizio pensavo che fosse davvero la commissione, e mi dicevo:”…ma che cazzo di braghe c’hanno?”. mi è al volo venuta in mente l’università per clown di krusty

  2. ero sicuro che quel giorno avevi pensato prima di tutto a lui, e credo anche che per un attimo tu abbia creduto di vederlo fra i presenti, perchè ci sono giorni in cui gli spiriti sono più materiali dei corpi

  3. … c’era, aveva una mano sulla spalla di tua madre e le ha sussurrato “che coglione Albert, poteva mica farlo tanti anni fa, invece che aspettare tanto…”

  4. e chi l’avrebbe mai detto che sarebbe arrrivato il “gran giorno”?! ancora mille auguri mio caro, ci vediamo presto!!!

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