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cori da stadio

Non amo il calcio.
Non amo il fatto di correre dietro a qualcosa.
In generale non amo l’attitudine umana a correre dietro qualcosa. Genera violenza. L’egoismo è un cavallo in corsa, l’idealismo una biga. Nel migliore dei casi.
Eppure mi è capitato di vedere partite di calcio allo stadio. Al termine in genere sono piuttosto frustrato. Di solito mi perdo i gol, non capisco mai com’è andata nei falli, non vedo i fuorigiochi  e la maggior parte del tempo la trascorro a cercare il pallone in giro per il campo. Sarà che sono distratto. Sarà che trovo di gran lunga più affascinante la commedia umana che si sviluppa sugli spalti.
Non fa eccezione quel pomeriggio di tre e passa anni addietro. Per motivi che mi conviene tralasciare ebbi modo di assistere alla partita di Serie A Parma-Palermo. Ero in curva nord, tra gli ultrà.
Nel bel mezzo degli ultrà.
Ero circondato da un manipolo di ragazzini brufolosi con le mani alzate e le ciglia aggrottate. Inveivano disordinatamente contro qualcuno. Di rado si accapigliavano tra di loro. Qualcuno mandava SMS col cellulare. Alcuni agitavano in aria la sciarpa gialloblù, altri la tenevano al collo. Davanti a noi, le spalle al campo, il loro capo. Un tizio sui quarant’anni piuttosto corpulento, specialmente in zona pelvica, lì dove l’organismo metabolizza la birra, per intenderci. Il capo ultrà collegò delle spine e accese un impianto di amplificazione a megafoni messo in dotazione, suppongo, dalla società Parma Calcio. Nei minuti antecedenti il calcio d’inizio il capo ultrà utilizzò il megafono ricevuto in dotazione dalla società Parma calcio per insegnarci i nuovi cori, e istruirci sul quando.
Iniziò la partita. Per la maggior parte del tempo il capo ultrà ci diresse come una vera e propria orchestra. Facevamo cori ingiuriosi verso la squadra e la città di Palermo, e verso i palermitani in generale. Di tanto in tanto si cantava “Reggio merda – Reggio Reggio merda”. Vai a capire il perché.
Ma la filastrocca più frequente recitava: “Barone – tu sei – un figlio di puttana”. Lo dicevamo praticamente tutte le volte che Barone toccava palla. Mi fu spiegata la ragione: Barone aveva lasciato Parma per andare a giocare col Palermo. Risposi che be’, non mi pareva una cosa così grave. Il tizio scosse il capo e si dedicò nuovamente alla partita.
Per quello che ebbi modo di vedere attraverso le bandiere sventolanti, la partita fu emozionante. Mano a mano che il tempo passava i palermitani erano sempre più puzzoni e la mamma di Barone sempre più esperta nel mestiere di cui sopra. Gli ultrà erano sempre più carichi.
Al termine della partita ci intruppammo verso l’uscita. Dietro di me un gruppo di ragazzini brufolosi che continuavano a ripetere “Barone – tu sei – un figlio di puttana” e qualcosa che suonava come “Palermo Palermo merda”. Sinceramente non so quanto realmente pensassero quelle parole, o quanto invece gli fossero semplicemente rimaste nelle orecchie. Un po’ come il ritornello di “Laura non c’è". L'ho canticchiato per anni, quello, mio malgrado. Non riuscivo a farne a meno. Per dire che a volte le cose ti sembre di pensarle, ma non è così. Be’, dicevo: dall’altra parte della strada notai un altro gruppetto di ragazzi. Avevano vent’anni anche loro, avevano i brufoli, e una sciarpa rosa invece che gialla e blu. Si corsero incontro. Io mi dileguai in fretta. Avrei voluto restare a vederli fraternizzare ma dovevo incontrare un’amica per l’aperitivo. Lei e anche il suo fidanzato, un ragazzo di origine palermitana.
Io e la mia amica arrivammo puntuali. Il suo fidanzato ritardò un’ora e passa. Era andato allo stadio anche lui, nel settore ospiti, in curva sud. Per evitare disordini l’avevano trattenuto lì per un po’, in attesa che i parmigiani si disperdessero.
Alla fine fui felice di conoscerlo: era un bel tipo.
La mia amica non la vedo da un po’. So che si è poi sposata col ragazzo palermitano e aspettano un figlio. Un figlio che difficilmente se ne andrà in giro con una sciarpa al collo strillando “Barone – tu sei – un figlio di puttana”.

Leggo nel blog di un’amica questo post e cliccando di palo in frasca trovo questo ennesimo momento di giornalismo fracassone (corriere e youtube). Non commenterò un fatto (gravissimo) di cui conosco a malapena le generalità; mi limiterò a insinuare un dubbio. Non a parole, stavolta, no, ma con l’immagine qui sopra, presa quasi a caso dalla rete. Un’immagine che trovo parecchio simile a un coro da stadio.

3 commenti

  1. I cori di solito dovrebbero essere così:

    ”Barone Tu Sei – Il ca-po-de-gli-ebrei”

    ”Il 25 aprile è nata una puttana – E l’hanno chiamata A-C-REG-GIANA!”

  2. A dire il vero: quello è un coro (mi sembra) della curva del Piacenza… che ODIA la Reggiana.
    La Cremo dovrebbe essere INVECE gemellata alla Reggiana.
    Ad ogni modo: quel coro MI fa troppo ridere.

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