Fogliazza

UDIENZA

Accetto con piacere la proposta di PolisQuotidiano, partecipare tra il pubblico all'udienza da botteghino per il bambino ammazzato. Ritratti veloci, schizzi frettolosi, bozzetti stentati. Molti, troppi voyeur della terza età, abbarbicati alla balaustra che divide il popolo garante dalla legge emessa e deficiente.
Frotte di giornalisti o cose così, impiegati del trafiletto, statali della cronaca, mendicanti della dichiarazione. Cronaca diretta del realismo da spettacolo. I giornalisti si atteggiano a depositari della storia. I più accreditati (perchè di quell'emittente o di quel giornale) ostentano il loro poco più degli altri. Nessuno scava, le pale e i picconti della curiosità intelligente ammuffiscono assieme alla comodità di riferire quello che già duecento persone sentono in aula. Informazione a chili, mercato da notizia, taccuini comprati di fresco, soldi spesi male. Il pubblico lusinga i genitori con parole di solidarietà, lei sorride come una smorfia paralitica, lui si concede ufficio stampa di sè medesimo. Ammiro il costante impegno che distrae costante dai suoi gusti per foto pedoporno (sei mesi patteggiati). Ma non è lui l'imputato, anche se atteggia pose da scatto che immortalano la sua condanna. I giornalai della carta stampata  e gli strilloni della televisione brulicano al minimo cenno, fermento da bottegai lusinghieri. Chi vanta il toscanello quale unica erezione della propria modestia, chi la forma impeccabile del proprio culo alla faccia degli anni che passano, chi la pensione che rifiuta pur di incatenarsi al mestiere di 'sta ribalta. Giornalisti e pubblico si contendono il pasto caldo, mentre la legge è uguale per tutti: basta patteggiarla. 

ps. nell'immagine il padre di Raimondi tra il pubblico, almeno finchè fa notizia.

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