Fogliazza

ITALO

Ancora stordito per l'inizio di una nuova vita, dopo pochi giorni mi ritrovo stordito per la fine della vita di un amico. Non che lo frequentassi, non che fossimo amici per la pelle, mai che si fosse fatta una vacanza insieme. Ma Italo è una di quelle persone che se sai che c'è allora sai anche che sei meno solo, che ti basta anche non vederlo, perchè hai comunque la certezza che esiste e con lui il senso della giustizia e l'amore di un viaggio che non finisce nemmeno a morire. Non so che dire né cosa pensare, mi vengono in mente bestemmie che non posso pronunciare o dovrei ammettere l'esistenza di quel dio al quale affidare tutta la colpa. Ma dio non c'è, lui no. Il cancro sì.
Italo e sua moglie Nelly mi hanno insegnato la favola della codina di nuvola, quella scritta dal Sub Comandante Marcos, la favola che insegna che non importa quanto sei piccolo per cambiare le cose. Una favola che racconto sempre, anche questa volta.
  “c'era una volta una nuvoletta tanto piccola che tutti la prendevano in giro perchè voleva piovere. Ogni volta le grandi nuvole la prendevano in giro, ma lei non si dava per vinta. Un giorno decide di andarsene dove nessuno le romperà le scatole. Se ne va nel deserto. Lì si concentra a tal punto che si trasforma e diventa una gocciolina, ma tanto era piccola come nuvola che per diventare gocciolina la nuvoletta scompare. Precipita e va a finire su un sasso. Essendo nel deserto questa gocciolina fa molto rumore e tutti i fili d'erba, nascosti per ripararsi dal sole, pensano che sta per piovere e decidono di uscire allo scoperto. In un istante il deserto si ricopre di verde. Da lontano, le grosse nuvole che prendevano in giro la codina, decidono di trasferirsi a piovere là dove c'era solo sabbia. Insomma, le nuvole si formano si dissolvono e riformano, i fili d'erba e i fiori come le piante crescono e muoiono e rinascono lasciando il posto ad altre piante, ma la pietra, quella sulla quale è caduta la gocciolina di nuvola, la pietra dura in eterno e racconterà a tutti, per sempre, che una gocciolina ha saputo trasformare un deserto in un prato verde”.
All'improvviso quella gocciolina di pioggia è una lacrima ed è difficile distinguerla da quella di gioia per la nascita di mio figlio, che ho pianto appena il giorno prima della morte di Italo.
Una volta Italo mi disse “spero saprai indignarti allo stesso modo anche tra cinquant'anni”. Solo ricordando si smette di morire e sono certo che continuare ad indignarmi per tutte le ingiustizie sia il modo più giusto per non far morire del tutto un amico.

4 commenti

  1. Caro Gianluca,
    Italo era per me il “marito di Nelly”, quel signore seduto in prima fila ad una manifestazione di Amnesty dove ho partecipato,l’amico col quale sono stata a tavola alcune volte…
    Ricordo il suo impegno per gli immigrati, la sua disponibilità, il suo rigore morale, il grande rispetto per la moglie.
    Sento di portare Italo dentro di me, insieme a tanti altri amici cari.
    So che Nelly si riprenderà e, più avanti, vorrà conoscere Jacopo e rivedere Anna….Continueremo con Nelly e Marco la nostra strada…
    Gina

  2. non ho parole ma solo un groppo in gola, fogliazza sei un grande (non solo vignette super ma anche grande anima)

  3. pensavo di non avere più goccioline di pioggia, ma leggendo ciò che GLuca e Gina hanno scritto , quelle goccioline sono tornate, goccioline di dolore, ma anche di commozione al sapere che ho degli amici e amiche così cari e così dolci, che mi sono stati vicini, anche quando preferivo il silenzio.
    Ora sto riabbracciandomi, come dice sempre Gina, e continuo, anche se a fatica, a re-immergermi nel mio mondo di diritti violati ed a proseguire ciò che Italo ha iniziato. In Chiapas direbbero ” Italo vive, la lucha sigue” Lo dico e lo faccio anch’io, insieme a Marco e a voi.
    Un lungo, lungo abraccio Nelly

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