voglia di gridare

ai tempi della guerra in vietnam, durante un suo concerto, frank zappa intravide nelle prime file un certo numero di marines un po' su di giri. allora si procurò delle bamboline gonfiabili, invitò i giovani energumeni a salire sul palco e disse loro: 'immaginate che siano viet-cong, che gli fareste?', e attaccò a suonare star spangled banner o qualche altro canto patriottico americano. lo spettacolo che ne conseguì è facile da immaginare, ma fu invece piuttosto difficile da digerire per il pubblico e per la stampa di allora. frank zappa fu tacciato, pensate, di interventismo. in realtà frank zappa, ancora una volta, aveva tracciato una linea di demarcazione tra conformismo e genialità.
con le dovute distanze, la storiella qui sotto intende raccontare un aneddoto avvenuto qualche annetto fa durante uno show di daniele silvestri. il testo che ne é scaturito rappresenta per me una sorta di esperimento: l’idea era di ricreare in qualche modo la musicalità lineare e il ritmo a tratti funky della canzone. non sono bravo in questo genere di cose e il risultato mi lascia piuttosto perplesso. che si tratti semplicemente di un’emerita porcheria…?
ho partecipato, con questo racconto, al concorso ‘un’emozione provata durante un concerto’ proposto dal sito piemonte dal vivo per MITO settembre musica (qui) e anche stavolta non ho vinto. oh, il racconto premiato effettivamente è carino, ma nove aggettivi dimostrativi nelle ultile sei righe sono davvero troppi.
invidioso? io? macché…
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E allora tre, due, uno, via.
Sopra le mani alzate risuona un ritmo house, niente fronde di note solo tunzetetunz.
Un prato di teste ondeggia piano, bandiere che sventolano a tempo col sound.
La gente ascolta, si sbraccia, si diverte, ride, si accende una paglia, respira, attende.
Finalmente arrivano le note basse, sono quelle che trascinano e che spaccano le casse.
Daniele Silvestri alza i palmi e ammicca, parla di musica funky e di anni ottanta.
Ci fa divertire, fa finta di niente. Ma ha in mente qualcosa, è più che evidente.
Basta vederlo lassù, dondolare nel mentre.
Immagina uno slogan detto da una voce sola
è debole, ridicolo, è un uccello che non vola
ma lascia che si uniscano le voci di una folla
e allora avrai l'effetto di un aereo che decolla
Daniele ci sussurra parole discrete, ci ha quasi distratti e il ritmo cresce, cresce.
Continuiamo a saltare, alziamo la voce. Attendiamo il ritornello, che arrivi veloce.
La gente che grida parole violente non vede, non sente, non pensa per niente.
Daniele alza le braccia, è venuto il momento. Gridiamo insieme a gran voce che la violenza è atroce.
Non mi devi giudicare male
anch'io ho tanta voglia di gridare
ma è del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura
Daniele porge il microfono, è tutto per noi. Tocca a voi, tocca a voi, sù, dài, tocca a voi.
LO SLOGAN È FASCISTA DI NATURA! gridiamo ancora
LO SLOGAN È FASCISTA DI NATURA! sì, sì, certo
LO SLOGAN È FASCISTA DI NATURA! tutti insieme, braccia al cielo
LO SLOGAN È FASCISTA DI NATURA!
Daniele sorride.
Ci ha fregati, maledetto.
Ciao!!! Si, l’ ho letto: dal punto di vista sintattico e lessicale è scritto sicuramente bene…però sinceramente non sono riuscito a cogliere il significato…o meglio, forse l’ ho colto, però non so…insomma, è molto particolare.