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verbale di riunione

Tra tutti i concorsi indetti da Tapirulan quello di racconti è indubbiamente il concorso più ingrato. Le ragioni sono molte, non ultima il fatto che la giuria si deve sorbire qualcosa come un cinquecentinaio di racconti, una consistente percentuale dei quali di più che discutibile qualità.
poi di tanto in tanto salta fuori una gemma. In quegli istanti la soddisfazione è impagabile.
Il concorso di racconti è anche quello che ha i tempi più lunghi. Dalla pubblicazione del bando alla pubblicazione dell’antologia passa grosso modo un anno. A volte qualcuno si innervosice. Si comincia a dire in giro che la giuria batte la fiacca. Non è così. La giuria lavora, eccome se lavora. E’ proprio per dimostrare al mondo intero che la giuria lavora, e lavora sodo, avrei deciso di pubblicare il verbale di una delle riunioni, nella fattispecie la penultima.
Il verbale è stato redatto da uno dei giurati.

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La riunione si teneva a casa di X.
Per primo giunse Y. Finché furono presenti solo X e Y, la discussione si basò su intelligenti domande di Y, tre quarti delle quali imperniate sul colore della parete della cucina (di queste, due quinti circa sull’abbinamento tra i colori di spugne e imbuti e la medesima parete; una, una sola, sull’abbinamento cromatico tra lo spazzolone del cesso e la parete – non del bagno, bensì ancora una volta della cucina).
Arrivò poi Z, recando un dono per la fidanzata di X, ivi presente. Ne seguì una breve discussione sul suddetto regalo, dopo di che si cominciò a discettare di un lungo saggio scritto da Z. Y ne approfittò per fare domande sul colore della copertina del saggio e l’eventuale abbinamento della copertina con pareti, imbuti e spugne di casa X. 
Di seguito giunsero W e J, insieme. J piuttosto acciaccato, W in grande spolvero e in piccolo spolvero (si legga: spolverino).
Da quel momento le interazioni tra i cinque giurati assunsero la seguente struttura:
W che faceva domande a ripetizione a Z sulle sue passate esperienze (a proposito delle quali rimandiamo all’appendice).
Z che rispondeva alle domande di W fingendo ritrosia ma in realtà godendo sia pure solo intellettualmente della situazione attuale di oratore ininterrotto così come del ricordo nostalgico delle situazioni narrate.
J che fissava la bottiglia di liquore attendendo di poter trovare il varco nel monologo di Z, ai fine di proporre una pausa, ingollare il contenuto della bottiglia e dare un nuovo peso (al tempo stesso più ponderato e più leggero) al flusso di Z.
X che ascoltava annoiato conoscendo già le passate esperienze di Z (come tra l’altro W, il quale però provava gioia nell’istigare Z al racconto), evidentemente intenzionato a spostare il discorso su altri temi, ma sotterraneamente preoccupato che il dialogo monologico virasse verso l’analisi dei racconti del concorso, sui quali non poteva definirsi preparato avendone letto solo uno, scritto tra l’altro da lui stesso dietro pseudonimo pretenzioso (Alex Manzoni).
Y che spostava lo sguardo tra parete e liquore, molto indeciso su quale dei due oggetti fosse maggiormente meritevole di attenzione.

Appendice
Z – No, quella lì invece l’ho conosciuta su ***, non come quella che invece l’ho conosciuta su ***, e praticamente quando l’ho conosciuta prima **********, dopo mi ha ********, e praticamente mentre guardavo ****** lei *******, e c’era anche *** che *********, ma poi quando l’ho rivista ********, allora ho pensato che se lei diceva **************** allora per forza doveva ***********, invece pensate un po’ lei se ne esce con **********************, che secondo me era una stronzata, anche perché ********* e **************, infatti dopo un mese ****************************, quindi ditemi voi se può essere che ***********. Eh? Che ne dite?
J – Si può aprire il Glenfiddich invecchiato 65 anni, X?
X – Sì, basta che non mi chiedi nulla sul racconto che è piaciuto solo a te e  a W.
Y – Ma le presine di che colore sono?
W – E quell’altra volta che poi voi avete **********************************************************************  **********************************************************? Com’è che era andata quella volta?

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