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tette e culi per tutti

Qualcuno in giro dice che la mia è la prima generazione che non ha mai fatto una rivoluzione. Come dargli torto? Posso aggiungere che un conto è fare una specie di rivoluzioncella pseudoculturale a base di canne, sveltine nelle classi occupate e una vaga infarinuatura di marxismo, un altro conto è vedersela con dei tedeschi un po’ stronzi che ti puntano una mitraglietta in faccia prima di rivolgerti la parola.
Si dice anche che la mia è una generazione di videodipendenti. Vero anche questo, ci mancherebbe. Ma pure qui non siamo da soli.
Per la generazione dei sessantenni la televisione ha significato informazione e cultura alla portata di tutti. Una conquista enorme. Ma la vera dipendenza è arrivata successivamente, negli anni ottanta. Più o meno quando sono arrivate le tette e i culi. Difficile resistere alle tette e a i culi. La mia generazione ha sviluppato la videodipendenza quando sono arrivati Drive in e Colpo grosso. La videodipendenza tetteculistica è talmente inebriante che per tutta gratitudine ci siamo fatti governare vent’anni da quello che ce li trasmetteva. Sia mai che venissero a mancare tette e culi per tutti.
E la nuova generazione?
Reality, talent show, grandi fratelli. E comunque il piccolo schermo gli sta largo, alle nuove generazioni. Preferiscono il piccolissimo schermo, quello degli smartphone. Internet, chat, Facebook. Connessione interattiva, informazione real-time. Minimo sforzo, totale reperibilità.
Massima tracciabilità.
Se tanto mi da tanto quelli si faranno governare vent’anni dagli emissari del Grande Fratello.

Questo racconto apparso qualche giorno fa su Tapirelax vuole giocherellare più o meno con questo concetto. La foto, invece, l’ho scatta a Lubiana nel 2008.

Un commento

  1. ho letto il racconto … se lo possiamo chiamare cosi’
    ma non voglio fare polemiche inutili e pedanti sulle definizioni; vero e’ che, come diceva Moretti, le parole sono importanti, ma siamo comunque in un clima di gioiosa critica costruttiva focalizzata sui contenuti e la sostanza del … “racconto”
    FA CAGARE
    per due motivi principali:
    motivo oggettivo – sembra una barzelletta piu’ che un racconto, ma come barzelletta non fa ridere. come critica sociale non vale un cazzo (a mio parere – l’unico che conti da questa parte dello schermo – la distanza fra le nostra generazione e quella successiva non e’ il fatto che noi non usiamo wikipedia, dal mio personale punto di vista – che in questa stanza viene giornalmente inciso su pietra come estensione del codice di Hammurabi – e’ che noi usiamo la mail e loro Facebook, il concetto di cerchia di amici, di intimita’ e di privacy), ma partendo dal presupposto che volesse essere divertente … non lo e’
    motivo soggettivo – e’ uguale uguale ad una pubblicita’ americana (il concetto poi ripetuto in qualche decina di varianti da qualunque azienda che ha una app o sito internet); mentre la leggevo mi ha fatto venire in mente un 40enne che lavora per una societa’ di MKT’ e che propone lo script per la nuova pubblicita’ di BING … script poi bocciato dal direttore della stessa societa’ (25enne cazzone con piu’ amici su facebook che peli sulle gambe e sul culo); il 40enne viene poi promosso a direttore generale della divisione “Telegrammi cantati & Affissione cartelloni pubblicitari” della stessa societa’.
    smettla d cazzeggiare, non sei il nuovo Bramieri, e mandami qualcosa di meglio

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