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songs about everything

Ian Anderson, cantante e flautista dei Jethro tull, introduce la versione live di Dharma for one presente su Living in the past con le parole “This song is about… about everything”.
Ieri, sentendolo, mi è venuto il pallino di capire se Dharma for one assolve davvero alle mirabolanti premesse di Ian. Mi sono chiesto quali sono le caratteristiche di una canzone che parla dell’intero scibile. La durata. Facile. Un po’ più lunga dei beatlesiani tre minuti ma un po’ più corta dell’Anello del Nibelungo di Wagner. La musica. Ah, quella che vuoi. Il testo. Ahia. Ci ho pensato un po’. All’università lessi una frase di Turing che diceva grosso modo “Tutto può essere risolto con una macchina di Turing tranne una macchina di Turing che risolve tutto”. In altre parole Turing sostiene che non puoi scrivere una canzone che parla di tutto, ma se sei molto bravo più scrivere una canzone che parla di quasi tutto. Ma cantare il quasi tutto significa dover scegliere delle parole. Una cosa impossibile per la maggior parte dei cantautori italiani.
Tra i vari artifizi retorici per cantare il quasi tutto il mio preferito è il cosiddetto zapping metapseudoqualcosistico. Ecco alcuni titoli di canzoni che applicano il metodo dello zapping metapseudoqualcosistico.
Beatles – A day in the life
Bob Dylan – Subterranean homesick blues
Prince – Sign of the times
Neil Young – Crime in the city
Fabrizio De André – La domenica delle salme
Lo zapping metapseudoqualcosistico consiste grosso modo in questo: le notizie che John e Paul leggono nel giornale del mattino di Londra diventano, musicate, tutte le notizie di tutti i giornali di tutte le città. Il giorno della vita di un singolo individuo esemplifica tutti i giorni dell’umanità.
Altra tecnica efficace: lo zittismo onnicosmico. Dharma for one, per dire, è uno strumentale.
Ma c’è un cantautore, uno solo, capace di scrivere canzoni about everything senza fare uso di questi miseri artifizi. Un cantautore capace di scrivere una canzone che davvero parla di tutto. Di seguito riporto il testo integrale de Il mutuo, la più bella canzone about everything di tutti i tempi.
Chapeau.

Ringrazio Guido per il termine metapseudoqualcosa e il pub di Dusseldorf per la meravigliosa scultura all’ingresso.

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Se non vuoi che fra di noi succeda una spaccatura di dimensioni internazionali: nextigherl iuondedraisen, che significa smettila di incaponirti nel volere acquistar senza soldi ciò che non puoi. I debiti uccidono, eccome. Diffida di chi ti vuole vendere, specie quando dicono: “non importa se ora non paghi basta mettere una firma sul mutuo” e diventerai un bel padrone del nulla. Aiai lo stress ci consumerà, ma così non va ci dobbiamo fermar. Soltanto così l’Italia si salverà. Serve solo un po’ di coraggio per davvero ricominciare e ridare un volto alle città: quartieri e piccoli artigiani su per gli antichi selciati dove l’arte e la cultura affondan le loro radici e se abbiam le scarpe bucate ce li aggiustan per pochi danari. Risorgeranno i calzolai per ricostruire l’incanto violato dai condoni edilizi e i carpentieri che con animo artistico riscoprono la bellezza, il seme di ogni forma di vita lontani da quei loculi quadrati di cemento. La solitudine dell’uomo vive, vive nel marcio di quelle bustarelle comunali che concepiscono quartieri giù infettati ma per cambiare un po’ ci costa. Fino a quando noi non ci saremo liberati da una globalità che ama giocare coi nostri guai. Gli Stati invocano la crescita ma l’unica via contro lo Spread per una sana e angelica economia è la decrescita senza abbassare lo stipendio di chi non ci arriva alla fine del mese rinunciando a qualcosa per primi, gli indistriali. Se non lo faranno i padroni ricchi falliranno. E’ inutile poi andar in Cina in cerca di un nuovo profitto. E’ solo questione di tempo verrà il giorno che pure la Cina si inceppa e dopo la seconda guerra mondiale ci fu il grande Boom Economico. Le macerie riunirono la gente Come in un solo corpo nell’amor patrio. Ma oggi non è poi tanto diverso. Siamo vittime di un crollo economico mondiale Ma l’unico Boom che ci potrà salvare è solo il Boom, il Boom della bellezza.
E allora l’Italia sarà bella come una volta senza più nessuno che vuole dividerla, spaccarla, invocare la secessione e la gente sarà felice perché avrà qualcosa da amare, qualcosa che è dentro il proprio DNA: la bellezza. La bellezza di un Italia unita, dell’ambiente, di come sono fatte le case, la belleza della gente che si incontra nelle piazze, nei bar, nei piccoli negozi. La bellezza delle cose fatte a misura d’uomo dove la corruzione e la violenza non possono attecchire perché sarebbero troppo esposte. Quella bellezza che è dentro di noi, fin dalla nascita e ci tiene saldamente attaccati alla verità poiché nasce dalla verità e non ci permette di fare cose di cui vergognarsi, perché la bellezza è ovunque: nell’uomo, nelle donne, nei vecchi, nei bambini, nelle pietre. Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo dopo il famoso Boom economico l’hanno mezza massacrata. Ma noi possiamo ricominciare, e fare le cose da capo, perché lei è lì, è lì che ci aspetta fin dalla notte dei tempi.

Un commento

  1. Va forse ricordato che c’è anche un libro fra i tanti che raggiunge l’obiettivo del metapseudoqualcosismo condensativ-giornaliero come o meglio di a day in the life. Quello là con Leopold Bloom e la moglie zoccola Molly

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