roald dahl – tutti i racconti

C’è tutta una umanità da mettere alla berlina nelle pagine di questo libro. Una umanità gravida di bassezze, grossolane vendette, raggiri, ripicche, deliranti scommesse (una delle quali molto cara nientemeno che a Hitchcock prima e a Tarantino poi). Una umanità ignorante, avida, meschina, piccola.
Noialtri, insomma.
Nessuna redenzione, laica o cristiana. Nessun disegno cosmico, nessuna traccia di divinità. L’universo è una beffa infinita, e i racconti di Dahl altro non sono che microistantanee.
Il libro unisce le quattro antologie di racconti di Dahl, assieme a una manciata di inediti.
Kiss kiss raccoglie le storie a mio parere meglio riuscite e più dahliane. Racconti frizzanti e tutti squisitamente perfidi (due su tutti – ma sicuro che faccio un torto agli altri – Il diletto del pastore e Pappa reale). Struggenti (eppure bellissimi) i racconti di guerra raccolti in Over to you, altalenanti quelli (blandamente) erotici di Switch bitch (ma il finale de Lo scambio è grandioso). Un po’ acerbi invece alcune delle storie di Someone like you. E’ proprio da uno dei racconti meno riusciti che ho preso l’estratto qui sotto. Dahl era una di quelle persone che devono sempre prendere tutti per il culo tutti. L’avreste mai detto?
L’estratto proviene da Lo scrittore automatico.
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“Ascolti, Mr. Bohlen. Chi al mondo vorrà più comprare dei racconti artigianali quando può avere quelli dell’altro tipo a metà prezzo? E’ una teoria ragionevole, non le sembra?”
“E come intende venderli? Chi dirà che li ha scritti?”
“Fonderemo una nostra agenzia letteraria, attraverso la quale li distribuiremo. E per gli scrittori, ci inventeremo tutti i nomi che vogliamo”.
“Non mi piace, Knipe. Per me puzza d’imbroglio, non le sembra?”
“C’è un’altra cosa, Mr. Bohlen. Una volta iniziato, c’è la possibilità di un sostanzioso indotto. Prenda la pubblicità, per esempio. I fabbricanti di birra e altra gente del genere saranno felici di pagare denaro sonante se dei famosi scrittori presteranno il nome ai loro prodotti. Santo cielo, Mr. Bohlen! Non stiamo parlando di un gioco da bambini. E’ un affare colossale”.
“Adesso non sia troppo ambizioso, figliolo”.
“E’ c’è ancora una cosa, Mr. Bohlen. Non c’è ragione per non firmare alcuni dei migliori racconti con il suo nome, se lo desiderasse”.
“Oddio, Knipe. E perché dovrei desiderarlo?”
“Non saprei, signore, a parte il fatto che alcuni scrittori in questo paese vengono tenuti in grande considerazione… come Mr. Erle Gardner o Kathleen Norris, per esempio. Ci servono dei nomi, e pensavo di usare sicuramente il mio perlomeno all’inizio, per un racconto o due”.
“Diventerei uno scrittore, eh?” disse pensosamente Mr. Bohlen.
“Be’, di sicuro quelli del mio club resteranno di sasso leggendo il mio nome sulle riviste… sulle riviste importanti poi”.
“Senza dubbio, Mr. Bohlen”.
Per un momento negli occhi di Mr. Bohlen brillò uno sguardo remoto e sognante. Sorrise. Poi si riscosse e cominciò a sfogliare i progetti aperti davanti a lui.
“C’è una cosa che proprio non capisco, Knipe. Da dove uscirebbero le trame? Una macchina non può inventarle”.
“Gliele forniremo noi, signore. Nessun problema. Ce ne sono tre o quattrocento scritte nella cartelletta alla sua sinistra. Le collochiamo dritte nella sezione ‘memoria trame’ della macchina”.
“Continui”.
“Sono previste anche molte altre piccole raffinatezze. Mr. Bohlen. Le vedrà quando studierà il progetto nei particolari. Per esempio, è previsto un espediente che usano quasi tutti gli scrittori, quello di inserire in ogni racconto almeno una parola lunga e incomprensibile. Questo fa pensare al lettore che l’autore sia molto dotto e intelligente. Perciò la macchina farà automaticamente lo stesso. Avremo un intero stock di parole lunghe memorizzate appositamente per questo scopo”.
“Dove?”
“Nella sezione ‘memoria parole’”, rispose epesegeticamente Knipe.
Confermo la piacevolezza di (quasi) tutti i racconti. Uno, in particolare, da brividi, con la nascita di un certo A.H. Non aggiungo altro per non sciupare la sorpresa…