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nick hornby – tutta un’altra musica

Il termometro digitale continua a segnare trentacinque e cinque ma io mi sento i tizzoni dentro la testa. Lo getto via stizzito.
Suono alla vicina e le chiedo se per caso non è che ha in casa uno di quei termometri di una volta, graduati, di vetro, con dentro quella tossicissima colonnina di mercurio che sale e che scende cpn la temperatura.
Ce l’ha.
Bene.
Me lo metto sotto l’ascella e inizio a scrivere questa recensione.
Quando la febbre è troppo alta per alzarsi da letto e vivere decorosamente, ma non troppo alta per delirare, tremare e spaventare il resto della famiglia; quando oscilla diciamo tra i trentasette e cinque e i trentotto e due, ecco, quello è momento giusto per tirare fuori l’ultimo romanzo di Nick Hornby.
Leggere un libro di Hornby è come infilare il cervello dentro una comoda pantofola sformata. O forse dovrei dire dentro un vecchio cappellino di lana. Esattamente ciò che ci vuole, quando hai un po’ di febbre.
Una scrittura semplice e priva di acrobazie formali. Una storia lineare, cronologica, niente equivoci, misteri o indagini di sorta. Pochi personaggi ben caratterizzati, gli stessi di sempre: ormai conosciamo le loro abitudini, i loro vezzi, le angosce, i vizi, le ossessioni, il loro modo così english di autocommiserarsi.
Nick Hornby: una tachipirina letteraria.
Non tanti anni addietro mi entusiasmai letteralmente per “Alta fedeltà”, un romanzo che reputai eccezionale per molte ragioni, tra cui la assoluta originalità narrativa nonostante la straordinaria ordinarietà dei protagonisti. Dieci anni e “Tutta un’altra musica” è esattamente la stessa musica. Non so, forse sono diventato più esigente, forse sono invecchiato, oppure è soltanto la febbre che non vuole mollare, ma non riesco più a entusiasmarmi per romanzi del genere. No.
Su “Tutta un’altra musica” e sui romanzi di Hornby in generale ho speso alcune linee di temperatura corporea e alla fine ho trovato un aggettivo che li qualifica meglio di qualunque altro.
I romanzi di Hornby sono “carini”.

Tolgo il termometro da sotto l’ascella. Trentasette e otto. Forse è un po’ troppo per scrivere recensioni sensate. La chiudo qui, allora.
La chiudo qui e filo di sopra. A cercarla bene, dovrebbe esserci in giro una copia di “Tutto per una ragazza”.

2 commenti

  1. Anch’io mi entusiasmai per “alta fedeltà”, ma i romanzi successivi li trovai un po’ piatti, senza verve. Sì, carini, ma in fondo c’è di meglio da leggere. Febbre a parte, risparmiati “tutto per una ragazza”.

  2. ho adorato anch’io Alta Fedeltà, gli altri son passati e non hanno lasciato traccia…. uno l’ho addirittura mollato lì!!!
    Qualche settimana fa ero ammalata e mi annoiavo e quindi mi sono letta, in un quarto d’ora, perchè forse sono si e no 70 pagine, scritte laaaarghe come i quaderni di prima elementare “E’ nata una star”.
    Beh l’ho trovato meraviglioso, una finestra aperta sulla mente e sulla vita di una madre moderna quando scopre che il figlio mediocre in tutto, possiede una unica GRANDE dote e l’ha sfruttata al meglio….
    Sarà parente con Wimbish??? ;-P

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