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ora siete liberi

Non parlatemi di satira. Non ne voglio sapere.
Perché saranno vent’anni ormai che la satira annaspa. Altro che edonismo, ma quale crisi dell’ideologia? Non prendetevela col drive-in, ma che c’entra il bagaglino? La satira se l’è pappata in un sol boccone Silvio Berlusconi nel novembre del 1993. Sono diciassette anni che non si parla d’altro. Poi finalmente Benigni appare in TV e ha il coraggio di esternare ciò tutti già pensano. E supplica Berlusconi di non mollare. Per il bene, appunto, della satira italiana.
Per tutta risposta, dal divano del suo salotto Forattini tuona “la sinistra non sa fare satira”. Ma chi gliel’ha chiesto? Comunque sottoscrivo.
Poi Chiara (che ringrazio) mi segnala questo blog e il mio nichilismo finalmente vacilla. La satira esiste ancora. E’ sufficiente guardare nel posto giusto.

Ora guardate la vignetta qui sopra. E’ stata pubblicata su un periodico svizzero il giorno della liberazione di San Suu Kyi. L’autore è un certo Patrick Chappatte. Guardatela bene. Io ho fatto come voi. Ho fatto un sorrisetto stiracchiato e poi mi sono occupato di altro. Poi, lentamente, ho cominciato a sentire una sensazione di caldo, come un brodo che esonda da un piatto. Mentre il cervello oltrepassava il facile meccanismo dell’inversione mano a mano percepivo la furia dirompente, la disarmante semplicità di questa vignetta.
Questa vignetta esprime praticamente tutte le cose in cui credo. “Ora siete liberi”. Mi fa accapponare la pelle a guardarla.
Che dite, esagero?
Ma la volete sapere la cosa più sconvolgente? Che l’ha disegnata uno svizzero.
Uno svizzero, capite?
Lezioni di satira da uno svizzero.
Da non credersi.

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