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non valutate l’ultima

Sarò stato lì almeno un’ora e mezzo con le macchine che sfrecciavano, la gente che si sporgeva a guardare dai finestrini e le volute di nebbia che rotolavano sull’asfalto come quei cespugli nel vecchio west. Avevo un freddo cane e tutte le volte che ci pensavo mi sentivo un po’ scemo. Ho pure rischiato di farmi mettere sotto da un metronotte.
Avrò fatto qualcosa come centocinquanta scatti e poi, quando ero completamente intirizzito, ho raggiunto un amico che mi aspettava al bar. Lui è appassionato di fotografia e organizza dei concorsi fotografici (minispot). Ha voluto vedere le foto. Io un po’ mi vergognavo, ma al contempo avevo voglia di fargliele vedere. Gli ho detto che mi ero impegnato per come ero capace, che non s’aspettasse niente di che. E gli ho detto mi raccomando di non valutare l’ultima, che mi era scappato il dito mentre mettevo al collo la macchina.
“Peccato”, ha detto.
“Peccato cosa?”
“Peccato che non posso valutare l’ultima”.
“Che intendi dire?”
“Intendo dire che l’ultima è la migliore”.
Amici di Parmafotografica, qui o m’avete insegnato male voi o vuol dire sono proprio negato io.
Comunque ho deciso che seguirò il consiglio dell’amico. Nel portfolio che vi presenterò stasera includerò anche l’ultima foto.
Piano, eh, con le uova marce.

(Grazie, Daisy, per l’infinita pazienza)

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