la sorella dello sposo

C’è un momento che senti che non stai più scrivendo le tue cazzate per te stesso ma lo fai per qualcun altro. Per qualcuno che le legga. Per un pubblico. Più o meno ampio, non ha importanza.
Poi c’è un momento altrettanto cruciale ma un po’ più evanescente, più difficile da spiegare. Significa il raggiungimento di un certo livello di consapevolezza del proprio testo. Un certo livello, sì. Non so essere più preciso. Io me ne sono accorto quando editavo le mie storie. Ogni volta che rileggevo, aggiungevo sempre delle cose. Alla fine la storia era molto più lunga e, diciamo, polposa. Poi un bel giorno mi sono accorto che, rileggendo, era più quello che toglievo di quello che aggiungevo.
Inconsapevolmente mi ero reso conto che la cosa veramente difficile quando si scrive un racconto non è trovare le cose da dire, ma capire che cosa lasciare fuori.
Mi piace editare racconti. Mi piace la sensazione di sapere che l’autore capisce e condivide il mio intervento. Che trova il suo racconto diverso, migliore, eppure ancora suo, tutto suo.
Mi piacciono i racconti di Anna. Mi piace editarli. Stavolta però ho fatto qualcosa in più. Gliel’ho rubato.
E’ che… la storia mi piaceva. Parecchio. Trovavo che avesse un grande potenziale, ma… ma… non so, c’era qualcosa che…
La storia di Anna è qui. E sotto, invece, la prova schiacciante del mio scippo.
Porgo le mie scuse all’autrice per aver osato tanto.
Il dipinto è “Morning sun” di Edward Hopper.
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Sono la sorella dello sposo. No, non quella. Quella è Chiara, la sua testimone. Carina, vero? Inutile che mi cerchi sull’album, tanto io non ci sono. No, nemmeno nella foto dei parenti. Non mi piace essere fotografata. Lo evito. Diciamo che non sono fotogenica. Diciamo così. Quello è mio fratello. Non trovi che sia bellissimo in quella foto?
Sono la figlia dell’avvocato Migliorati. Quella adottata, aggiungono sempre quando si riferiscono a me. Ecco perché non assomiglio a mio fratello. Lui è arrivato dopo. Una sorpresa benedetta, proprio l’anno successivo al mio arrivo. Benedetta. Come me. Dicono che alle volte succede. Dicono un sacco di cose. Per esempio dicono che sono stata fortunata a venire adottata da una famiglia benestante che ha saputo prendersi cura di me e del mio problema.
La mia madre biologica non mi ha nemmeno dato un nome, figurarsi un cognome. Non mi ha voluto riconoscere. Forse è per questo che qualche volta mi sento come se fossi trasparente. Un’infermiera mi ha dato nome Benedetta. Un augurio, o forse uno scherno. Non saprei.
La mia madre naturale era minorenne. Sapeva che sarei nata cieca. Dicono che è stata coraggiosa. Avrebbe potuto abortire. Be’, un po’ mi ha abortito lo stesso, a conti fatti. Ma sono cose che è meglio non dire. Sono cose a cui non dovrei pensare. Non trovi che questo primo piano sia davvero intenso?
Mi chiamo Benedetta, sono stata adottata dalla famiglia Migliorati e sono la sorella dello sposo. Se non fossi sua sorella, credo mi sarei innamorata di lui. A dire il vero, sono sempre stata innamorata di lui. Ma lui è mio fratello, e ora si è pure sposato. Però ho scattato delle gran belle foto al suo matrimonio. Dicono che sono un’ottima fotografa.
Mio fratello ha dieci decimi. Non trovi che abbia degli occhi stupendi?
onorata..
molto..
Non me ne voglia Anna, ma ho preferito la versione “editata” da Alberto. Un editing un po’ pesante direbbe lui…