la lanterna di born

'la lanterna di born' è una delle numerose riviste culturali piene di idee che operano sottoterra, senza soldi, senza visibilità e con un piccolo pubblico di accaniti lettori faticosamente conquistato col passaparola. la rivista è oggi distribuita via e-mail tramite mailing list anche se, assicura orgoglioso il suo fondatore matteo fontana, saranno presto su web con un sito dedicato.
li ho conosciuti tramite un amico comune. matteo ha sfogliato un po' il mio blog, mi ha inviato gli arretrati della sua rivista e mi ha proposto una pubblicazione. ho accettato e ho inviato tre racconti.
'come ti senti, amico fragile?' è la riscrittura di 'arrestate uosdwis 'f jewoh' pubblicata su 'bufanda' e, in versione leggermente diversa, su questo blog. quando la redazione di 'bufanda' decise di pubblicare 'arrestate…' io ritenni il racconto troppo autoreferenziale e lo limai. la redazione preferì l'originale e si tenne quella. io invece considero questa versione un po' più 'racconto' e meno 'divertissement'.
'la rosa nera' fu pubblicata sulla rivista letteraria 'la luna di traverso' un annetto fa.
'il colpo' è inedita. si tratta, a mio umile modo di vedere, di una delle mie storie migliori e ringrazio la 'lanterna' per avere avuto il coraggio di sostenermi, pubblicandola integralmente. beh, sì, in effetti i contenuti sono un po'… un po' molto…
mi farebbe molto piacere che questo post raccogliesse i commenti dei lettori della rivista.
chiunque desideri ricevere la rivista gratuitamente o entrare in contatto con la redazione per qualunque ragione può scrivere a lanternadiborn@libero.it.
alla 'lanterna di born' inoltro da qui la mia gratitudine e un grande in bocca al lupo per il futuro.
sotto, la presentazione dei miei racconti scritta da matteo fontana.
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Tra Bukowski e ‘Pulp fiction’
Quello che vi presentiamo su questo quarto fascicolo della ‘Lanterna di Born’ è uno scrittore davvero interessante, la cui figura introduciamo con una divertente intervista che troverete nelle prossime pagine. Prima di gettarvi nella lettura dei tre racconti che abbiamo scelto di sottoporvi, il consiglio (se un consiglio possiamo permetterci di darvi) è proprio quello di dedicare qualche minuto all’intervista, per entrare in contatto con l’Autore, che molto gentilmente si è prestato alle nostre pignole domande. Cosa dire di Alberto Calorosi? Io direi solo: leggere per credere! La sua figura, poliedrica e auto-ironica, sfuggente, è, come lui stesso ammette, ben ‘nascosta’ nelle pieghe del mondo contemporaneo e, al contempo, capace di spiccare per arguzia e per ‘spiritaccio’, come forse avrebbe detto Carducci.
A questo punto, mostro sacro per mostro sacro, scomodiamo anche Foscolo, e diciamo: c’è uno ‘spirito guerrier’ che rugge dentro Alberto Calorosi! Uno spirito che si incanala nei racconti e nei generi più diversi, e proprio questo abbiamo voluto fare con questa piccola antologia, proporvi tre testi molto diversi, pervasi a volte da un’ironia graffiante che induce al sorriso e all’immedesimazione coi personaggi, altre volte da un’atmosfera di dolce ricordo, di indugio nel bozzetto d’una volta e, infine, da una virulenza davvero ‘eccessiva’, tanto eccessiva da risultare, forse, puramente stilizzata, al di là dei clichés di genere e degli autocompiacimenti (come dice lo stesso Autore nell’intervista).
In ogni caso, cari lettori, come al solito il giudizio ora passa a voi. Noi siamo sempre alla ricerca di si scrittori e personaggi interessanti, e Alberto Calorosi lo è di sicuro: il suo lavoro induce a riflessioni sulle meccaniche della vita d’oggi, a considerazioni dolci-amare (nel senso di: mai del tutto dolci, mai del tutto amare!) su temi complessi come la solitudine, la violenza, il sesso, il nichilismo, il ricordo… Ma il suo lavoro è anche, sempre, una riflessione sui generi che esso attraversa e percorre con passione, anche col coraggio di portarli alle estreme conseguenze (è il caso de ‘Il colpo’). Una riflessione, dunque, ampia e variegata che, chissà, magari in futuro, su queste stesse pagine, si arricchirà di ulteriori capitoli…
Bellissimi i racconti! forte forte “il colpo” anche il bollino rosso fa il suo effetto…
i racconti mi sono davvero piaciuti, “Amico Fragile” l’ho trovato spassosissimo! Ti dirò: l’avevo immaginato, dal titolo, che riguardasse il mitico De André; figurati che quando stavo tornando a casa in treno, il giorno in cui avevo letto il racconto, ridevo da sola pensando a quel povero geometra piantato in asso da un’eterea (è il caso di dirlo!) corteggiatrice .
“La rosa nera” pensavo avesse un risvolto goliardico, sullo stile della novella de “la matrona di Efeso, quella raccontata nel Satyricon; credevo che il custode dalle dita a salsiccia sollazzasse le povere e inconsolabili vedove.
Ho appena finito di leggere i racconti sulla Lanterna di Born, che mi divoro fin dal primo numero, poi me li stampo e me li conservo… E’ davvero ben fatta, no?
Ho visto che c’era la possibilità di scrivere all’Autore ed eccomi qui! Visto che i racconti sono tre faccio un podio:
1) Amico fragile… da scompisciarsi! Scritto molto bene comunque, sottile, divertentissimo… Adesso lo sta leggendo anche la mia ragazza e la sento di là che ghigna…
2) Il colpo… forte da paura! anche troppo! All’inizio pensavo che il bollo rosso fosse esagerato ma…mi sa che ci stava! Unica domanda: perché la necrofilia? Forse è una combinazione un po’ scontata di eros e Thanatos…?
3) La rosa nera. E’ già meno nelle mie corde… però ben scritto, complimenti.
E’ un piacere vedere che c’è gente come te (scusa ti do del tu io ho 30 anni non so tu quanti…ma mi è parso di capire anche dall’intervista che non sei “anziano”!) che ci crede e scrive per passione… A suo tempo ho già fatto i complimenti anche a chi ha fondato e scrive la Lanterna, mi diverte sempre, stimola… Complimenti insomma. Spero di non aver scritto troppe minchiate…
Un saluto
bella la Lanterna, i simili si attraggono… adesso ho scoperto anche questo blog di racconti, bene bene, fa piacere che si scrivono cose interessanti. a morte i libri di Vespa!
Dunque dunque, direi che il primo racconto mi è sembrato divertente e insolente, non dico “carino” per non attirarmi le ire dell’autore, anche se ovviamente ho avuto qualche difficoltà ad accettare che un estimatore di De Andrè, come sembra essere l’utente della chat, possa essere così cretino da sorbirsi una scarrozzata in piena notte per l’illusione di una botta e via, ma mi rendo conto che è un preconcetto. Una domanda però mi sorge spontanea: ma è verosimile una cosa del genere? Cerca di capirmi, da donna a me sembra una cosa pazzesca: naturalmente mi sarebbe sembrato normalissimo invece che il suddetto stampasse tutta la conversazione, chiamasse l’amica del cuore e insieme analizzassero punto per punto ogni singola sillaba e parola per capire che-cosa-voleva-dire-ma -non-ha-detto, cosa avrebbe voluto che io dicessi e io non ho detto, quanti anni ha davvero, è sposato, fidanzato, separato. è gay, psicopatico, bisessuale, vive con la madre o gli piacciono i bambini? Questo sarebbe stato comprensibilissimo.
Mi ha anche un po’ deluso la conclusione… insomma ti seguo fino alla fine mi preparo al gran finale con lazzi e matte risate..e tu mi lasci così sul più bello? Ci mancava il botto, in un certo senso.
Il racconto al cimitero invece non l’ho proprio capito…sembrava sì il quadretto nostalgico di paese, ma i passaggi sembravano slegati tra loro, i personaggi non avevano nè spessore nè una vera caratterizzazione.
Il terzo pezzo: il colpo. Gulp, ehm…a tratti ero leggermente nauseata, soprattutto dove la scrittura indulgeva in particolari volutamente e gratuitamente sgradevoli, sgradevoli perchè non veramente sporchi o crudi ma proprio perchè troppo raffinati e ricercati nella loro volgarità. Insomma, un po’ troppo “stilosi”, come degli abiti non sudici o stracciati perchè vissuti ma solo perchè di moda. Rileggendo l’intervista all’autore mi è sembrato di capire che l’intento fosse provocatorio, quasi grottesco e volesse stuzzicare più il senso dell’umorismo, nel suo lato più nero, del lettore e in effetti ci riusciva, almeno in parte. Trovo però che in tale senso alcuni pezzi stonassero: se devo pensare alla ragazza come a una sorta di sfortunata bambola gonfiabile e ai due protagonisti come due sfigati che tentano di fare i criminali alcuni momenti “umani”, secondo me sono di troppo ( la bellezza della ragazza viene descritta con delicatezza, quasi con rispetto, così come la sua condizione di “morta”, il che rende più difficile irridere la sua “profanazione”). Insomma volendo fare un paragone cinematografico (o anche solo tentarlo) mi è sembrato di passare da “Clercks” a “Pulp fiction” a “Gli spietati” nel corso di un breve racconto…e forse è un po’ troppo, anche perchè non era mai veramente nessuno dei tre generi.
Spero di non essere stata troppo prolissa, comunque il fatto che La lanterna di Born abbia dato spazio a un genere di scrittura così spiazzante, mi sembra far risaltare il carattere “piratesco” che questa rivista ha sempre rivendicato.
Complimenti per i racconti, Il colpo mi è piaciuto nonostante il linguaggio fortissimo… Unica critica: il finale di Come ti senti Amico Fragile per me è troppo scontato… cioè, una volta esposta tutta la vicenda non era meglio lasciare all’immaginazione del lettore? Oppure è successo tutto veramente…? Mi rendo conto che è una domanda da non fare a uno scrittore, però…
Comunque complimenti, ci vuole sempre coraggio a farsi leggere!
Un saluto
I miei complimenti. Ci vuol sempre coraggio a scrivere, secondo me.
Quello che ho preferito è “Il colpo”! Sai una cosa? secondo me non è neanche volgare! cioè, non è che non ci siano volgarità, ma è la situazione che è pazzesca, e l’autore ha fatto benissimo a seguirla tutta fino in fondo, fino alle estreme conseguenze, si dice così?? Mi ha divertita un sacco, lo sai che sono una ragazza sboccata…!!!!
Bello anche “Amico fragile”, però lì devo dire che ho capito dopo poche righe dove andava a finire. Non è che toglie qualcosa al racconto, che è scritto benissimo secondo me… però il finale era evidente… Comunque sembra un episodio VERO!!! Cioè, il racconto ha stile, e questo è importante, però mi sa che la materia è vera…..!
Infine, La rosa nera”… boh? Non l’ho mica tanto capito se devo essere sincera. Cioè, con due storie come le altre non è che c’entrasse molto… poi è vero che come hai scritto tu volevate dare un’idea di tutti i generi… ok, allora è ufficiale che Calorosi sa scrivere sia le storie sboccate (che piacciono a me!) sia quelle delicate! Però preferisco le prime!
a distanza di oltre un anno ricevo (via matteo) il riscontro di un altro lettore di cui non conosco il nome. ecco le sue parole “… questo Paese non si risolleverà mai finchè sarà in mano a quattro intellettuali scoppiati, gente come voi che si crede chissachi solo perchè sa scrivere due parole in croce. i racconti che avete pubblicato sono OSCENI, d’accordo, osceni e non dico altro! Dovreste vergognarvi!”
è un peccato che sia arrivato così in ritardo. avrei replicato con piacere al suo giudizio sul numero successivo della rivista. ma ormai…