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a meta’ strada

il fatto è che quel cazzone di gualandri mi aveva promesso un'illustrazione. ecco perché ho aspettato così a lungo prima di mettere online qui e su tapirelax questa recensione.

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Blue öyster cult 17/9/2008 – Trezzo d’Adda, Live club

A metà strada tra i Judas priest e gli Uriah heep; a metà strada tra quell’hard rock inglese un po’ prog-intelligentone e quello americano un po’ hair-scoreggione. A metà strada tra Milano e Bergamo, dove per raggiungere il Live devi guardare le frecce e andare scrupolosamente dall’altra parte, e quando sei convinto di esserti perso vuol dire che ti sei proprio perso, e occhio al finestrino ché le zanzare là in fondo hanno in zampa coltello e forchetta, il tovagliolo attorno al collo e la Cavalcata delle Valchirie nel walkman.
A metà strada tra gli ZZ tops e Cochi & Renato, tra Angus & Malcolm Young e il Duo di Piadena, tra Simon & Garfunkel e i fratelli Slug, Eric Bloom e Buck Dharma, voce e chitarra dei Blue öyster cult, occhiali da sole, pantaloni di pelle, T-shirt nera e buzza da birraioli impenitenti, salgono sul palco alle 22.30 di un mercoledì qualunque, davanti a un’audience a metà strada tra il sold out e l’a n’gh’è un càn.

Silenzio. La band attacca la spina.
I gemellini Bloom&Dharma gigioneggiano a metà strada tra il come eravamo e il guardate: ce la possiamo ancora fare; il bassista, già membro di WhitesnakeOzzy, Dio e molti altri, fa più salti in alto che giri di basso; il batterista muove le bacchette nell’aria come se avesse uno zanzarone intorno, presente?, molta concentrazione ma poco ritmo. E il tastierista? Là nell’angolo, dietro un grande tastierone multipiano trafugato dal bidone della spazzatura posto davanti alla villa di Jean-Michel Jarre, lì dietro c’è un certo Pasquale Strappaloculo, o qualcosa del genere, siciliano, un ometto tozzo e sgraziato provvisto di una polposa frangia da bobtail a metà strada tra School of Rock e il venditore di fumetti dei Simpson. Ma che ci sta a fare sul palco di un concerto rock un botolo del genere?

Poi, a un certo punto, quando sto per finire le sigarette e finanche la pazienza, parte dal niente una roba che identificheremo col nome in codice di Last day of May. Bloom, il cantante, si defila, anzi, proprio si nasconde dietro la tastierona e per quindici minuti non fa più un cazzo di niente. In compenso, Gaetano Staccacappella imbraccia la chitarra e ci fa un a-solo che, Cristo, vale da-solo i 32 € del biglietto.
Da lì in poi il concerto è un vero crescendo. I due distratti fanti del ritmo trovano il passo giusto e si trasformano in leggiadre cavallerizze; i gemellini B&D si svegliano dai torpori asfittici dell’andropausa e trovano finalmente il fiato giusto; Salvatore Cazzodicuoio saltella sulle gambette come se gli avessero infilato un intero ampli di duracell nel sederone e non pago fa pure la voce solista nell’ultimo pezzo, sfoderando un’ugola a metà strada tra un Joe Lynn Turner appena mollato dalla morosa e un Bob Seger cui hanno levato le adenoidi col trinciapollo.
Due concerti in uno, il primo men che mediocre, il secondo più che strepitoso, e il pubblico, noi, lì a metà strada, indecisi se incazzarci e lanciare sul palco bicchieri e piatti vuoti o pigliarci un’altra birra che stasera, ziocane, si fa tardi saltando, proprio come facevamo una volta.

Setlist
Summer of love
Before the kiss
Burnin’ for you
The red and the black
Harvest moon
Joan Crawford
Me 262
(false start) I love the night
Buck’s boogie
Last days of May
Godzilla (bass + drums solo)
Intro/ Don’t fear the reaper
Encore: See you in black
Second encore: Hot rails to hell

Band line-up
Eric Bloom: vocals/guitar/keys
Buck Dharma: guitar/vocals
Richie Castellano: keys/guitar
Rudy Sarzo: bass/vocals
Jules Radino: drums

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