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metallo non metallo

la recensione di sara del concerto degli anathema, già pubblicata su tapirelax e su yastaradio.
la signorina finge di non ricordare che mentre i system of a down tiravano giù il filaforum con l'ultima data del loro toxicity tour, quello stesso fottutissimo giorno io ero all'alcatraz a vedere quei frocetti degli strokes, in quel momento la band più indie-emo-stronz-alternative dei miei spiaccicatissimi coglioni.
la foto l'ho rubata agli amici di yastaradio. ascoltateli!

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Milano, Rolling stone, 25/10/2008 – concerto Anathema

Alle 6 di un giovedì qualsiasi uscite dal lavoro e invece di una corroborante birra vi bevete 2 ore di coda in tangenziale e, ciò che è peggio, Symphony X e Dream Theater in sequenza stretta al Filaforum?
Già. Capitato anche a me.
Il più caldo week-end di giugno coincide sempre con il vostro ciclo e la due-giorni all’Arena Parco Nord all’insegna del metallo pesante? Naturale. Mai visto un Gods of metal sotto i 40°.
Credevate di farvi un narghilè alla mela in un localino del reggiano e vi trovate davanti il testone pelato e sudato di Paul Di’Anno special guest al Vampyria? Ho visto più di una coppia sciogliersi quel giorno.

Ma avere un fidanzato metallaro ha anche i suoi lati positivi. Non ci credete?
Beh…
Se amate la birra e i jeans schiariti con candeggina potrete farne largo uso. 
Soprattutto, se la vostra chioma è lunga e pettinata allo sfibramento lui diverrà un pupazzo (di carne) nelle vostre mani.

Io per me amo la birra e il reggae che mi fa portare i capelli arruffati. Amo anche, ahimè, un metallaro sfigato. Per questo mi sono lasciata convincere. Per questo mi trovo al Rolling Stone in mezzo a capelloni con giubbetto di pelle a spalle larghe e donzelle strizzate in corsetti di pizzo nero. Sono numerosi. Se si accorgono che non mi frega un cazzo degli Anathema sono finita.
Entriamo e il gruppo di spalla ha già suonato. Ohh, che sfiga. Grazie Dio.
Giro magliette, birra, bagno e qualche chiacchiera. Gli Anathema escono puntuali. Bueno, così ci leviamo dalle palle alla svelta.
Il primo impatto è quasi positivo. Salgono sul palco tranquilli, sottofondo una bella voce femminile campionata, intro, scopro, di uno degli ultimi album [A natural disaster, album di svolta del 2003]. Niente corna, inni o altre amene stronzate. Sono vestiti come una qualsiasi band alternative dei nostri tempi, giacca nera e camicia bianca. Cazzo, tre su cinque hanno pure i capelli corti.
Iniziano a suonare e rimango letteralmente a bocca aperta. Il cantante, voce limpida e al contempo profonda, una faccia a metà tra Robert Smith e Ugo Cattabiani, tiene bene palco e pubblico. Le canzoni, molto più new wave di quanto avessi mai osato sperare, mi fanno ondeggiare assieme ai capelloni e ai corsetti di cui sopra. Poco spazio al metal becero e grande attenzione alle derive dark di un suono che, tocca dirlo, ricalca a tratti i Pink Floyd fine ’70. Pezzi vecchi e nuovi, riconoscibili dal maggiore o minore impeto nei cori. Pezzi strumentali e incursioni elettroniche. Pezzi tirati da togliere il fiato e pezzi sussurrati da volare via. Tutti godibili anche per orecchie pop come le mie.
Per quanto mi riguarda, la forma perfetta di canzone è racchiusa nei pochi minuti di Everything is ending here; quando i Pavement componevano piccole gemme per farci guardare la punta dei piedi, sognando. Eppure gli Anathema mi fanno ondeggiare. Sta a vedere che mi piace il metal e neanche lo sapevo.

Da una settimana non ascolto altro; mi son pure scaricata la scaletta di Milano. Una ventina di canzoni in due ore e passa molto intense. A natural disaster rivisto quasi per intero. Con variazioni sul tema tanto per far capire che nessuno sta facendo i compitini. Deep e Closer aprono splendidamente, qualche traccia dolente da The silent enigma, aperture in punta di plettro con furenti esplosioni da Judgement e Alternative 4 (Anyone, anywhere sopra tutte), canzoni nuove che, debolmente per carità, richiamano perfino i primi Motorpsycho; la sola chitarra sul palco per una Are you there acustica e intimista; i cavalli di battaglia, con qualche stacco un po’ tamarro per i seguaci della prima ora: Angelica, A dying wish e Fragile dreams. Delirio. Saluti, grazie Milano, niente bis. Tutto molto naturale. E molto bello.

Setlist
01- Deep
02- Closer
03- Far away
04- Angels walk among us
05- A simple mistake
06- Anyone, anywhere
07- Empty
08- Judgement / Panic (medley)
09- Shroud of false
10- Lost control
11- Regret
12- Hope
13- Temporary peace
14- Flying
15- Are you there?
16- One fast goodbye
17- Angelica
18- A dying wish
19- Sleepless
20- Hindsight
21- Fragile dreams

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