in cina

“Siediti, devo dirti una cosa”, dice Sara.
“Sono già seduto”, rispondo io senza alzare gli occhi dal computer.
“Allora ascoltami bene”.
“Ti sto già ascoltando bene”.
“Sono incina”.
“Eh, cara, come ti capisco. Pure io sono ancora in Cina. La Grande Muraglia. L’esercito di Terracotta. Le risaie, la gola del Salto della Tigre. Hong Kong. Che ricordi. Ce li ho ancora tutti piantati qui”. E mi picchio la fronte con un dito.
“Ho detto che sono incina”.
“E allora se sei in Cina vaglielo a dire a quelli del Comune, che sei in Cina. Digli che non puoi andare in ufficio perché sei ancora in Cina. Digli così. Che sei ancora in Cina. Io ci ho provato, sai? Ma non ha mica funzionato”.
“Non mi stai ascoltando. Ti ho detto che sono incina”.
Sto per rispondere qualcosa tipo “Non ti affliggere dai. Vedrai che ci torneremo presto in Cina. Magari in uno dei prossimi viaggi che faremo”. Ho già aperto la bocca e cominciato a pronunciare la prima enne che per qualche ragione mi torna alla mente una mail che ricevetti due o tre anni fa. C’era un breve testo in inglese. Raccomandavano di leggere il testo e contare le T. Alla fine il conto risultava errato perché il cervello riesce a notare le T che stanno all’inizio delle parole e quelle che stanno alla fine. Ma non quelle nel mezzo.
“Ho fatto due test. Uno stamattina e uno giusto adesso. Non ci sono dubbi. Sono incina”.
Dopo credo di aver perso i sensi.
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Abbiamo utilizzato questa specie di raccontino per annunciare la gravidanza di Sara alla sua famiglia. Le reazioni sono state affettuose e piuttosto divertenti. Soprattutto ho trovato buffo il fatto che le donne di famiglia (mamma, nonna, sorella) hanno capito al volo mentre gli uomini no.
Non è una regola generale, ma per esempio l’altro giorno eravamo da Gualandri a cazzeggiare un po’. C’erano Gualandri, Chiara, due loro amici: Elisa e Andrea detto affettuosamente Il Minchia, e c’eravamo Sara e io. Si parlava della nostra prossima vacanza a Praga insieme e a un certo punto ho detto che c’era una novità. La novità consisteva nel fatto che a Praga veniva uno in più. Gualandri mi ha chiesto chi era l’uno in più. Ho risposto che ancora il nome non lo sapevamo. Immediatamente le ragazze si sono girate verso Sara e hanno cominciato a fare i soliti complimenti che le ragazze fanno alle altre ragazze quando scoprono che una di loro è incinta. Il Minchia ha tentennato un po’ e poi si è aggregato alle ragazze. Gualandri no. Gualandri ha osservato la scena per un po’ poi mi ha afferrato un braccio e ha domandato torvo. “Si può sapere chi cazzo è che viene a Praga?”
Dopo un quarto d’ora buono s’è alzato dalla sedia, ha fatto le corna col pollice aperto, ha esclamato “DIONIMEL” e mi ha abbracciato con affetto.
L’immagine qui sopra è la prima foto in assoluto di Fagiolo. E’ stata scattata un mesetto fa. Allora Fagiolo era lungo circa quattro millimetri. Queste settimane sono state un po’ difficili per lui perché secondo i dottori Fagiolo non era attaccato tanto bene. Ora è lungo quasi cinque centimentri, ha le manine, le dita e forse pure un pochino di unghiette.
Volevo dirgli una cosa, a Fagiolo. Volevo dirgli di non fare scherzi e di usarle, quelle unghiette, e di restare attaccato con tutte le sue forze.
Forza Fagiolo, forza Fagiolo, forza Fagiolo!
Mica per voler scrivere per forza delle frasi storiche, ma a occhio e croce è stato proprio in quell’attimo che hai perso i sensi che in realtà i sensi, o il senso, o il Senso, l’hai trovato.