il tumultuoso oceano di nesquik

la lista dei link amici qui di fianco, da qualche giorno ne contiene uno in più. qui trovate il blog di guido, di cui sono assiduo frequentatore da quasi una settimana. se non altro, posso dire di avere lasciato il primo commento in assoluto. la considerazione qui sotto è molto meno di poco di più di una risposta al suo post odierno.
no, non utilizzeremo i nostri blog per ribattere l’uno con l’altro come fanno i rapper americani nelle canzoni. o forse sì? potrebbe essere divertente. o forse no.
———————-
Anni addietro per un po’ di tempo ho lavorato presso un’azienda di trasformazione del pomodoro. Ho iniziato come tutti gli studenti, facendo la stagione estiva. Poi però, dato che i miei studi ristagnavano ben oltre il buonsenso e la tolleranza di chi mi manteneva, mi sono visto costretto da una sorta di primitivo senso del pudore a proseguire la mia carriera in fabbrica per un anno intero, fino alla successiva stagione estiva. In quei 15 mesi da operaio semplice ebbi il piacere di incappare in una sorta di tornata elettorale per costituire un comitato interno in qualche modo legato a un sindacato molto di sinistra. I comizi si tennero in sala mensa, in concomitanza con la pausa pranzo. Il personaggio che prese più voti era un volto relativamente nuovo – non arrivava ai trent’anni – dotato di una calvizie incipiente, grossi bicipiti tatutati e una predilezione per la cocaina o per il raffreddore perenne. Era un meccanico. Il suo programma ruotava attorno a un ideale molto sinistrorso di fratellanza e armonia. Trovava profondamente ingiusto che lui, solo perché era meccanico, avesse diritto alla casacca con le maniche lunghe e gli operai semplici invece avessero diritto solo alla casacca con le maniche corte. Dopotutto l’inverno è inverno per tutti, no? Ricevette un applauso fragoroso. Qualcuno addirittura batté la forchetta contro il bicchiere. Io continuai a masticare, ma alla fine lo votai ugualmente. Fu eletto. Dopo un mese e mezzo accadde in fabbrica quello che accadeva (e forse tuttora accade) a cadenza trimestrale: il panico da scadenza contratto. Essendo tutti stagionali, gli operai trascorrevano l’ultima settimana di lavoro col ragionevole terrore di venire lasciati a casa. I meccanici no, loro avevano il contratto a tempo indeterminato.
Tutto questo per dire che, anche concedendole la buona fede, molta sinistra italiana soffre di questa leggera tendenza, come dire, di cercare di pulire la caccola nel fazzoletto mentre annega in un tumultuoso oceano di merda. O, se preferisci, di Nesquik digerito.
No, non sarebbe divertente. Quindi lo faremo.