emidio clementi – matilde e i suoi tre padri

Stavo chattando col Maffo. A un certo punto mi chiese quando cazzo mi decidevo a scrivere un romanzo. Al Maffo piacciono i miei racconti e ciò mi fa doppiamente piacere. Primo perché il Maffo è un amico e secondo perché è un lettore difficile da fottere.
“Che genere di romanzo?” domandai.
“Mmmh, un romanzo di genere, appunto. Oppure quello che vuoi. Basta che non ti metti a scrivere un romanzo di formazione”.
“Un romanzo di che?”
“Di formazione”.
“Che significa?” domandai. Giuro, non lo sapevo.
“Romanzo di formazione. Definizione: piccolo stronzo nasce in campagna, va in città, lavora, migliora, crepa”.
“Capisco”.
Questi sono i momenti in cui il Maffo mi manca.
Il romanzo di formazione è quel romanzo con un protagonista generalmente un po’ sfigato al quale capitano un sacco di cose, alcune belle, molte di più brutte. E tu leggi, leggi, giri le pagine, finisci i capitoli e fisso in testa c’hai un solo pensiero. Che a te, di quel sacco di cose lì che gli capitano a quel tizio, non te frega un benemerito cazzo. Niente di niente. Così dimentichi i nomi dei comprimari, ti scordi dov’è ambientato, perdi il filo cronologico degli eventi. Insomma, ti distrai.
Un libro dove ti distrai non è che carta da riciclare.
E’ il caso, ahimè, di ‘Matilde e i suoi tre padri’.
Emidio Clementi è da quindici anni il cantante nonché paroliere dei Massimo volume. Ha scritto testi da brivido come per esempio ‘Fuoco fatuo’ o ‘Il primo Dio’. Per questo la delusione è stata così cocente.
Fanno cornice numerose imprecisioni lessicali (una su tutte: si usa scaldare l’hashish non per scioglierlo ma per sbriciolarlo); errori grossolani come introdurre un personaggio del calibro del padre della protagonista (Laura) con uno sbrigativo inciso tra parentesi a inizio capitolo (pag. 14). E poi accelerazioni improvvise alternate a momenti di bonaccia narrativa. A pagina 158, per esempio, accade un buon 30% dell’intera storia. Riporto sotto (eh ma sono stato cattivello: nel romanzo c’è anche qualche pagina migliore di questa).
Ho sempre diffidato di cantanti che fanno i registi, di soubrettes che incidono album folk, di comici che scrivono romanzi, di premi nobel che vanno a Sanremo. Non so in cosa sia impegnato attualmente Emidio Clementi. Ma mi auguro con il cuore che si tratti di un nuovo album dei Massimo volume.
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Passò un’altra estate. Davide stavolta tornò da Rimini con il fermo proposito di mettersi d’impegno e terminare entro l’anno l’università, Matilde cominciò la scuola, mentre Laura – nell’attesa che Margutta sfoderasse un’altra collezione delle sue – accettò di dare una mano a riordinare l’archivio del padre.
Stava riponendo in una cartella 50×70 una serie di acquarelli dipinti da Amilcare ancora prima che lei nascesse, quando si rese conto di essere in ritardo un giorno con le mestruazioni. Lì per lì non diede troppo peso alla circostanza. Ma uscita da casa dei suoi, passando di fronte alla farmacia all’angolo con via Guerrazzi, si decise a entrare e, quasi per sfida, acquistò uno di quei test di gravidanza dal nome eloquente: Predictor. Il giorno dopo, bagnandolo con il primo goccio di urina del mattino, vide il cerchietto opaco al centro della barretta di plastica farsi a poco a poco di un rosso intenso e scoprì di essere di nuovo incinta.
La gioia durò solo qualche settimana. Alla prima ecografia, infatti, Mainelli non riuscì a visualizzare sul monitor le pulsazioni del cuore e dichiarò che il feto era morto.