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come cucinare un souvlaki

Era un mercoledì d’estate di quattro anni fa. Via D’Azeglio pullulava di polpacci e scollature e cosce e caviglie e tatuaggi e parti alte di perizomi. Sembrava di stare al centro di un assedio di carne femminile.
Occhi bassi, camminavo di passo lesto alla volta del Dulcamara. Sudavo per la temperatura e per il nervosismo.
Incrociai Fabio. Mi disse: “Facciamo un libro”.
Gli passai di fianco senza guardarlo in faccia. “Aspetta qui”.
Pochi minuti più tardi gli misi in mano una pinta e feci una lunga sorsata dalla mia. “Dicevi?”
“Facciamo un libro di racconti, ti andrebbe di partecipare?”
Ero lusingato. “Sarebbe la prima volta che un mio racconto compare…”
Mi interruppe: “Veramente non intendevo come autore”.
“Ma chi lo farebbe questo libro?”
“Tapirulan. Cioè, io e te”.
Lo guardai stranito. “Io non ho mai fatto un libro”.
“Be’, nemmeno io”.
“Non saprei neanche da dove cominciare”.
“Oh, questo è semplice: si comincia sempre dall’inizio”.
Ho sempre invidiato a Fabio questa sua intraprendenza.

Tre anni più tardi, sempre al Dulcamara, era in corso una discussione piuttosto simile.
Si doveva partire col terzo libro. Fabio insisteva per trasformare l’antologia in un vero e proprio premio letterario, con una giuria, un presidente, una quota di iscrizione, un premio in denaro e tutto il resto.
Oppostamente, io volevo fare una semplice selezione come gli anni precedenti.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“No-oo”.
Due giorni più tardi ci incontrammo di nuovo.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“OK”.
“Vedi? Ero sicuro che ti convincevo”.
In realtà io dicevo di no per un motivo tanto semplice quanto difficile da confessare. Me la facevo sotto. Perché un conto è trovarti con quattro amici a selezionare una manciata di racconti che ti piacciono, e chiusa lì. Ben diverso  è venire pagato per farlo. No, non che io abbia intascato qualcosa, ci mancherebbe. Però sentivo una responsabilità nei confronti di coloro che, pagando la quota di iscrizione, mi conferivano fiducia a priori, confidando nella mia (fattivamente mai dimostrata) competenza come redattore ed editor.
Sarei stato all’altezza?
Be’, ora che Souvlaki è realtà è giunto il momento di tirare le somme.
Allora devo ringraziare i miei compagni di viaggio – l’ho già fatto personalmente, ma desidero farlo anche qui, pubblicamente. In particolare devo ringraziare Marco, il presidente di giuria, per averci imposto (uh, volevo dire “proposto”) dei criteri che stimolassero un giudizio per quanto possibile oggettivo. Grazie a lui, oggi, in coscienza, mi sento molto più capace di prima nel giudicare un testo.
Ringrazio Enrico e Robi per le stimolanti chiacchierate in cui sono sempre sfociate le nostre frequenti divergenze. Grazie anche a Carlotta per aver accettato l’incarico con tanto entusiasmo. E’ un vero peccato che abbia dovuto lasciare in corsa. Si sarebbe divertita un sacco, ne sono certo.
Il risultato è che oggi mi sento capace di organizzare un concorso letterario. Non avrei il minimo timore a farlo. E di questo devo ringraziare soprattutto (anzi, esclusivamente) Fabio.
E’ tutto. Perdonate il post melenso, ma mi pareva doveroso.

Di seguito, l’unico testo mio presente su Souvlaki: l’introduzione. L’immagine sopra è la copertina del libro. Che dite, vi piace?
Chi desidera leggere il "backstage" scritto da Robirobi può cliccare qui e qui. Qui, invece, un originale racconto ispirato alla serata di premiazione, scritto nientemeno che dal vincitore del concorso.

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Cyclette, la prima antologia di Tapirulan, vide la luce nella primavera del 2007: dodici racconti illustrati da altrettanti artisti selezionati tra coloro che popolano la vetrina virtuale del sito dell’Associazione. Il riscontro fu incoraggiante, così che l’anno successivo, con analoga formula, nacque il secondogenito, Bufanda.
Nel 2009 l’Associazione bandisce il primo concorso letterario in prosa, sulla falsariga dei più consolidati bandi relativi a illustrazione e poesia. Partecipano circa centottanta autori con quasi quattrocento racconti. L’arduo compito della giuria è stato selezionare i “magnifici quattordici” da inserire in Souvlaki, il terzogenito. Ma non è tutto. A ciascun racconto la Redazione abbina un illustratore scelto tra una rosa di candidati proposta dall’autore stesso. L’illustratore interpreta il racconto, talvolta reinventandolo.
Ecco, dunque, nelle vostre mani Souvlaki, la terza antologia di racconti illustrati di Tapirulan o, se preferite, il terzo catalogo di illustrazioni raccontate di Tapirulan. Leggetelo, sfogliatelo, guardatelo, annusatelo, gustatelo. Porta con sé l’odore pungente della carne abbrustolita e l’aroma salmastro del mare. Riuscite a sentire lo sciabordio delle onde in lontananza?
Provate ad accostate Souvlaki all’orecchio…

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