VIVA LA IVA n.2

Mi sono fatto un portachiavi in resina, l'ho modellata io: è il mezzobusto di Enrico Cuccia. Considerando che era basso e tutto curvo è alto uguale. Fa la sua figura. Come giovane imprenditore cerco di aprirmi una strada in un mare di strade già battute. Vorrei distinguermi. Avere una partita IVA stimola il dribbling legale. Sono pronto per una scalata. Vorrei quotarmi in borsa, sentir dire che le Fogliazza s.p.a. guadagnano anche oggi, che sono indagato per uno dei mille rivoli giuridici che chissenefrega che c'è l'indulto e una patria che va fiera del più furbetto. Uso la crema abbronzante di Chicco Gnutti. Pure la lacca non è male. Sa un po' di Caraibi, ma ci convivo. Avere una ditta ti fa sentire importante. Vorrei il calco in gesso dell'Unione Industriali di Parma, così, da tenere in giardino al posto dei nanetti. Vorrei incidere sull'economia di mercato e quando sento parlare di prodotto interno lordo… contribuire con uno stronzo.
Essere titolari di una ditta a Parma si complica ogni giorno di più. Ho preso il Sole, sono andato subito all'ultima pagina: manca la pagina dei morti. A Parma non conti se prima non hai verificato che sei ancora un superstite. Entro tre anni voglio il premio S.Ilario, come l'hanno avuto Tanzi e Silingardi. E come loro… conservarlo. Voglio diventare un Grande Evento.
Un saluto a Sally, alla quale risponderò (vedi commento n. 5 al post “VEDI ALLA VOCE CULTURA”) appena mi riprendo dal senso di colpa.