QUEL PAESINO NELL’ALESSANDRINO…

C'era Santoro stasera in tivvù. Personalmente non mi piace, ma la sua stessa presenza era un riscatto. C'era pure Fabrizio Gatti, il giornalista, probabilmente perchè lui non lo fa soltanto, lo è. Quello che è stato nel CPT di Lampedusa e che poco tempo fa si è finto immigrato clandestino nelle zone di Foggia, denunciando un'altra acqua calda, che tutti ci si indigna e si scandalizza, ma solo perchè qualcuno l'ha pronunciata a voce alta. Anzi, l'ha scritta. Su l'Espresso.
Lavoro nero, clandestino, irregolare, precario. E poi dicono che non c'è lavoro.
In un paesino dell'alessandrino, zona contadina, poche case, gente tranquilla, orologio comandato dalle stagioni e così via, ci sta qualche filare di vite, poca roba, ci si fa e si stura giusto qualche bottiglia di vino, che forse non basta all'ebrezza. Vabbé.
In questo paesino, dove ognuno ha il suo filarino, ci si dà una mano: oggi vengo io da te, quando si finisce si apparecchia nell'aia e si cena fino a tardi. Dopodomani ci troviamo al tuo filarino, t'aiuto e a fine vendemmia si apparecchia sul prato e si canta fino a tardi. Ci si aiuta, ci si dà una mano, perchè noi si va d'accordo. In altre parole: effetti collaterali.
Ultimamente nel paesino dell'alessandrino qualche noia l'hanno avuta: polizia o carbinieri sono intervenuti per chiedere spiegazioni a un comportamento sospetto che avrebbero notato negli ultimi tempi. Possibile che quell'apparenza di armonia non nasconda la piaga del lavoro nero?Ci sia aiuta così, senza voler nulla in cambio? La faccenda non convince, c'è puzza di marcio e tu vaglielo a spiegare che sotto sotto c'è solo uva e che il marcio è solo mosto. Nel paesino dell'alessandrino mi dicono che si continua a vendemmiare, nonostante tutto, al di là di tutto senza bisogno di ubriacarsi per distrarsi. Anche dalle apparenze.