PARMA, CITTA’ AD ARTE

Ah l’esercito! Dev’essere il fascino della divisa… ma l’esercito a Parma è una buona idea. Per quanto inutile e obsoleta.
Fecci Sognare ci pensa (la Lega si arrabbia, vorrebbe pensarci lei, ma ce l’ha duro e tutto il sangue gli va a finire lì).
I legaioli fan le ronde, Fecci il Piacere s’è messo avanti. A Parma c’è già un esercito di cugini, amici degli amici, nipote dello zio del parente conoscente che non c’è caserma abbastanza grande. C’è un esercito che trasuda da ogni poro cittadino. Il piano triennale della cultura sbandierato è come l’influenza (ma guai a vaccinarsi): il VignoVeritas continua a parlare di cultura come un bottegaio “a Parma si produce e si consuma cultura”: deve avere un rapporto organico con ‘sta roba, ogni volta che tira in ballo la cultura sembra che parli di evacuazioni al kg. L’esercito ducale vanta generali (ricordate gli stati generali che poi parlavano solo i generali, organizzati da Ciccio Ammicca (Luca Sommi)?) come Meli, arrabbiatissimo perchè nei benefit non ci sono i maloreddus, incazzatissimo perchè Parma è poco generosa e magari vorrebbe portare all’opera loggionisti disoccupati o fare entrare la lirica nelle fabbriche.
Parma vanta un esercito di convenzionati che possono contare sui tradizionali finanziamenti: per qualcuno c’è DIECI. Per qualcuno c’è ZERO. Sempre. E il mistero s’infittisce.
E poi l’esercito… per mazzuolare gli extracmunitari… Cambi, Bubi Bormioli e cumpa non vanno certo in via Palermo: per loro un esercito di “amici”. Calisto fa la spesa col macchinone, prepara dolcetto e scherzetto: per lui un esercito di risparmiatori truffati. Barilla non dice BAU sul nuovo inceneritore: un esercito di particelle condite con i fumi del saccottino. Una vigilenza in borghese multa i parcheggi selvaggi al venerdì sera: l’esercito di vitelloni sorride alla movida.
Tolleranza zero: io ci provo con ‘stì Fecci un Panino e Mezze Leghe… mi ci vorrebbe un esercito di pazienza.