L’ ACCENTO

Da un po' di tempo a questa parte, ai miei figli racconto questa storia.
Una notte una strega arriva alle porte del paese. Non un passo di più. Niente di niente. Solo qualche parola sconnessa, qualche gesto strano, scambiato dai giovani per follia di vecchia.
Il giorno dopo nessuno, nel paese, ricorda più nulla. I ricordi non esistono più. Il presente, appena vissuto, scompare come non fosse mai esistito. E quelli che vanno a vivere in quel paese… vanno per dimenticare. E così accade: varcata la porta del paese, la storia si dissolve e il passato muore.
Questa strana malattia colpisce tutti e nessuno si accorge che il danno è grande, perchè non ci sono segni sulla pelle o sui muri delle case. Nessuno. Tranne un vecchio, quello che nessuno ascolta più, perchè non faceva che parlare della guerra, che nessuno gli credeva più che potesse accadere ancora quella brutta cosa.
Così il vecchio si incammina, borbottando parole confuse, gesti strani che i giovani scambiano per manie da vecchio. Cammina e arriva alla porta del paese, là dove la strega s'era fermta pure lei. Il vecchio alza gli occhi al cartello con su scritto il nome del paese e subito non ci fa caso, ma è solo un attimo. Poi capisce: la strega aveva spostato l'accento dalla “O” alla “I” e quello non era più il paese di “Memòria“. Era diventato il paese di “Memorìa“, il paese dove la memoria muore.
Quando i mi miei figli saranno grandi, spero di racontargli che è arrivato un principe o un contadino, ma capace di riportare l'accento al posto giusto e la memoria… ritrovata.
Bella Fogliazza la racconterò anche io al mio Sebastiano. Saluti da Carlo