CINQUEsettembreDUEMILASEI

Che altro dire? Comunque non servirebbe. Non servirebbe perchè è stato detto tutto, il suo contrario e oltre. Alla fine quello che è stato è stato.
Mi chiedo invece se quello che resta è cambiato. O se il bisogno di crederlo diverso sia tale da fare in modo che il nostro è un bisogno disperato di crederlo diverso, insomma, per sentirci con la coscienza a posto. Qualcosa che ci assicuri che non accadrà più. Una garanzia che il mostro è dentro e la gabbia è sigillata. Mentre la scia di dolore è lastricata di buone intenzioni.
E' giusto. E' necessario. Abbiamo bisogno di lottare per ribaltare, ogni volta che tocchiamo il fondo (quando non scaviamo addirittura) una realtà aberrante che noi esseri umani siamo capaci di concretizzare.
Allora va bene ricordare: una fiaccolata, una partita, una raccolta fondi. Quello che si vuole. Purchè serva a farci credere che in fondo in fondo sappiamo darci una spinta dal basso in su e risalire e sappiamo essere anche esseri umani, con quel che vorrebbe dire.
Ricordo così questo fatto inenarrabile e vero, pensando al piccolo, come a tutti i piccoli che rappresenta. Ma ricordarlo, in coscienza mia, significa anche non dimenticare che in cima a tante belle intenzioni sta un padre (?), Paolo Onofri, che ha patteggiato la sua condanna per detenzione di materiale pedo-pornografico.
La memoria è una cosa seria. Talvolta il miglior alibi alla nostra impresentabile dignità.
La memoria…
Dovrebbe essere il collante della socialità, la caratteristica distintiva dell’essere umano, ancor più dell’intelligenza (che non serve a stare meglio, ma a complicarsi la vita).
Una società senza memoria è una società frammentata in milioni di piccoli egoismi e quindi non ha un futuro comune.
P.S. Vai, Fogliazza che stai prendendo quota!