ARIA FRITTA

Sono un pessimo turista. Questo fa di me un viaggiatore anche peggio.
Quando sei via, sapersi accorgere dei particolari non è dato né dall'uno né dall'altro. Ma dalla voglia di farlo.
Fra Cisternino e Ostuni, a settanta km circa a sud di Bari, c'è un gruppetto di case, posto su una curva, da prendersi lentamente o nemmno te ne accorgi. Il gruppetto ha un nome nella sterminata geografia dei paesi sconosciuti: Casalini, ma non è il nome sul cartello stradale che mi colpisce, è quello sopra una vetrina e dice “Macelleria“. Di giorno macelleria che vai, chiedi, paghi e te ne vai. Di sera macelleria che vai, scegli, ti siedi, mangi (bene), paghi (il giusto) e te ne vai! Possibile?
Maiale, manzo, agnello, cavallo e, se ti sta sulle palle, anche la suocera, scommetto! Una sala spartana, tavolini da fiera di paese, sedie che ballano, vino alla mescita, camerieri non più giovani e clientela rigorosamente locale. Nella sala attigua la macelleria: scegli la carne, la pesano e quella ti cuociono in diretta. Il resto, mangiare e godere, infinitamente più semplice.
Hai presente quella città ridente (anche se non c'è proprio niente da ridere) che sta fra Reggio Emilia e Piacenza? Esatto, quella: Parma, dove vivo.
Qui non esistono certe “macellerie”, ma un enorme tritacarne. La cultura locale è solo un modo per fare soldi. Qualcosa in cui far finta di credere giusto il tempo per batter cassa. Qui la cultura non è più espressione di un modo di essere nè di una identità. La cultura è gestita da questi giovani promettenti ristoratori che in nome della tradizione ti fanno annusare a peso d'oro il niente concepito con la collaborazione di una cittadinanza che arriccia il naso di fronte alla macelleria di Casalini e vede nel più grande crak della storia solo l'orgoglio di finire in prima pagina.
Penso che sarebbe grandioso se anche a Parma esistesse una macelleria come quella di Casalini. Ma non abbiamo macellerie come quella. Abbiamo solo macellai e ormai non hanno nemmo più il cervello da affettare, ma solo l'apparenza.
ps. un grazie di cuore a Teresa e Michele, che ci hanno imparato (me e Anna) la macelleria di Casalini.
Sono soddisfazioni: andare in giro e trovare il classico posto dove si possono assaporare le prelibatezze locali, dove “si mangia bene e si spende poco”, dove “c’è la gente del posto”… Occasioni rare, ma importanti perché un viaggio sia veramente compiuto.
Si può sempre aprire veh…
ci sono anche in serbia e sono davvero una figata!!!
Ciao
Mario