Fogliazza

ALLEGORIA DELLA MORTE

Morto. E nessuno può più farci niente. Nemmeno dio. Peccato. Dicevano che solo lui era perfetto. Gli dèi, prendiamo loro: almeno quelli erano immortali. Ma dio… tradotto in mille gudget e soprannomi, tanto vasti che chiunque, perfino io, potrei trovarmene uno che mi calza. “Credi in dio?” risposta “Certo, come mi sta?”.
Il corpo steso, nel letto d’ospedale, nella stanza del reparto di geriatria… Il primo giorno divide la camera con due vecchi, sordi, costretti a ferire a voce alta il suo lento morire. C’è un terzo individuo, alla parete, se ne sta appeso a tre chiodi, ortopedia classica. Almeno non disturba.
La morte è brutta, maschio o femmina. Il male l’ha divorato da dentro, succhiato spolpato asciugato deturpato cambiato. Cambiato. E mi si riaccende la speranza. Questo corpo non è il suo e allora sarà altrove e quindi è vivo! Mi attacco all’irriconoscibilità alla quale Morte, non paga d’averti preso, ti condanna. Mi attacco al fatto che in due mesi il corpo di un uomo di 58 anni è invecchiato di quaranta. E’ un altro. Spigoli e pelle: dio era in giardino a raccogliere margherite. Assenteista. La speranza è l’ultima a morire.
Appena a uno gli viene voglia di credere in dio ecco che ci ripenso… Il vescovo di Reggio Emilia, umanamente, non concede il funerale in chiesa. Non può tuttavia nemmeno opporsi alla benedizione in camera ardente. Costa meno. “Se non ci aiutiamo l’un l’altro…” disse il vescovo al cimitero… Il vescovo sa che la filiera non si tocca: fiori in chiesa, mancia al prete, lapide dal marmista, due metri quadrati al campo santo… Mica è fesso. 
Fa un caldo che non conviene morir d’estate. Le dame cortesi imbellettate si commuovono di trucco colante. Tutto è pronto o quasi. Il fratello del defunto ci pensa lui alle onoranze funebri: chiama e tosto riferisce le tre opzioni. Nemmeno una è una cassa di birra. Peccato.
Il parcheggio dell’ospedale di Guastalla dista duecento metri circa dall’edificio. A metà dei metri un cartello pubblicitario, il solo: “Onoranze funebri etc etc…”. Idiota che sono: è per scaramanzia!
Penso al vescovo. Che non concede quella cosa là perché la volontà del defunto è la cremazione e dispersione delle ceneri. Bisogna far girare i quattrini altrimenti a che serve l’ottimismo. Aiutati che dio t’aiuta: quanto fa in euro, dio?
Il colore del corpo è innaturale. La morte è innaturale. Sa di fine corsa. O di corsa inutile. O di finta lotta. Il caldo chiama le mosche. Il rumore dell’avvitatore che sigilla la bara fa della morte un fatto da bricolage. Il silenzio è rotto dal sibilo dell’attrezzo. La folla si sparpaglia, si prepara un codazzo d’auto che accompagna il feretro al crematorium. Penso al vescovo negazionista, che prega dio in banconote di grosso taglio. Alla prima curva mi accorgo che io sono l’ultimo della fila, tre auto soltanto seguono il carrozzone funebre. Dei fratelli di chi giace non c’è traccia. Paralizzati dal dolore di posa, escono dal coma afoso per entrare in quello indifferente.
“Andate avanti voi, vita e prosperità” è il testamento orale in un momento di lucidità di chi è andato.
Morto. E nessuno può più farci nulla. Nemmeno dio. Che cantonata.

3 commenti

  1. Questo da Wikipedia:

    Nel 1963 anche la Chiesa cattolica romana, a seguito del Concilio Vaticano II con papa Paolo VI ha abolito il divieto di farsi cremare per i propri fedeli. Nell’aprile 2002 il cardinale Jorge Medina Estevez, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha annunciato la preparazione di una apposita liturgia. Tuttavia, il Codice di Diritto Canonico sostiene ancora (canone 1176), che «la Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».

    Insomma, il vescovo in questione ha operato una scelta arbitraria, non obbligata.

    Lo stato italiano (la “s” minuscola non è un refuso) ha anche sdoganato la dispersione delle ceneri nel 2001, la chiesa cattolica romana (idem) no, considerandolo un atto amorale e ideologicamente lesivo del concetto di “resurrezione” dei corpi.

    Caro Fogliazza, perdonami, ma a qualcuno lo devo dire: voglio essere cremata e spero che le mie ceneri verranno sparse nell’acqua. I corpi sepolti non vanno a nutrire la terra, ma a rinsecchire in un involucro di legno e cemento. Preferisco che il mio sia disciolto in mare. Al limite chiedo venia in anticipo per l’emissione nell’aria di CO2, non per un mancato rispetto d’altro tipo. Amen.

  2. andate a vedervi i commenti sul blog del papà delle favole dopo che Vita Nuova ha pubblicato l’intervista sul vostro libro.

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