Le cose migliori
Di fronte a casa nostra da qualche mese vive una ragazza, sola. Vive all’ultimo piano, come noi. I due palazzi, quello in cui abita lei e quello in cui abitiamo noi, sono alti quasi uguale. Casa sua è piena di vetrate, così vediamo bene dentro casa sua. Ha un gatto. Un computer. Bei mobili. Alti sgabelli. Bassi tavolini. Quando fa le pulizie si raccoglie i capelli come una molletta. A volte prende il sole sul terrazzo. Alla mattina esce di casa con gli occhiali da sole camminando svelta.
L’altro giorno, per la prima volta, ho visto un ragazzo dentro casa sua. Era sabato sera. La ragazza era elegante, più bella del solito. Il ragazzo la baciava, lei sorrideva dall’alto dello sgabello. Ogni tanto lui andava in un’altra stanza, fuori dalla mia vista, lei restava lì. Felice. Sembrava quasi sospirare come in un film muto. Alzava le spalle con allegria. Quando lui tornava visibile si riabbracciavano come si abbracciano quelli che si abbracciano per le prime volte.
Ho continuato a guardarla per un bel po’. Non riuscivo a smettere. Continuavo a pensare che poter guardare una persona felice che pensa di non essere guardata è una specie di privilegio scandaloso e puro allo stesso tempo. I suoi amici, pensavo, non sanno come è quando è felice e solitaria. Io sì. Forse possono immaginarlo. I suoi amici, i suoi genitori, quest’uomo che ha appena conosciuto. Io invece non lo immagino: lo so, la vedo.
Dopo qualche tempo, come mi succede spesso, la mia mente ha cominciato a spezzettarsi, e se una parte ha continuato a gioire della gioia di quella ragazza, un’altra parte ha seguito tutto un altro percorso: un percorso che è passato per un attimo dal ricordo del film ‘la finestra sul cortile’, ha indugiato poi sul capitolo ‘la donna nuda’ di un romanzo che si chiama ‘disturbo pre-traumatico da stress’, assestandosi infine sull’immagine di una scritta che vedevo anni fa vicino alla curva Tosa del circuito di Imola, una scritta che recita ‘mario e adele ripensateci’, o forse ‘chiara e francesco ripensateci’, oppure ‘elena e flavio ripensateci’. Una scritta che ho sempre odiato così tanto che ancora oggi se devo pensare alla categoria ‘stronzi che non conosco’ di solito uno dei miei primi pensieri va al coglione che si è preso la briga di intervenire nelle faccende di mario e adele, ignorando il fatto che mario ha lasciato adele perché adele una sera gli ha rivelato piangendo che quando torna a casa la sera e lo vede seduto sul divano le viene da vomitare neppure lei sa perché, o nelle faccende di chiara e francesco, sbattendosene le palle del fatto che chiara ha lasciato francesco perché l’ha scoperto mentre faceva sesso telefonico con sua mamma – la mamma di chiara, non di francesco – chiuso nel gabinetto a notte fonda, o nelle faccende di elena e flavio, trascurando del tutto il fatto che elena e flavio un giorno si sono guardati in faccia e hanno capito di non essere più innamorati, e l’hanno capito insieme, e questa intuizione simultanea è stata l’ultimo simulacro di un’intesa che ormai si è sbriciolata per sempre.
Così pensavo, ma mentre pensavo questo non riuscivo a non stare bene pensando nel contempo che le ragazze innamorate, le ragazze al primo appuntamento, le ragazze che sospirano quando il loro ragazzo cambia stanza, le ragazze che alzano le spalle con allegria sedute su alti sgabelli sono tra le cose migliori che possa capitare di spiare da una finestra.
io invece vedendo lo striscione alla tosa che dice mario a adele ripensateci avrei pensato che mario e adele stavano per sposarsi e gli amici di mario erano un po’ tristi perché gli veniva a mancare quello che di solito faceva gli scherzi più divertenti alle feste degli amici e poi vomitava nella piscina e le amiche di adele erano un po’ tristi perché adele era quella che conosceva sempre i locali nuovi di bologna ma in realtànon l’ho mai pensato perché non ho mai visto lo striscione.
in compenso sono d’accordo che vedere la bellezza è molto difficile e prezioso, specialmente attraverso una fiestra al quinto piano di un condominio.