L’avviso più pertinente
Quando ho aperto la porta di casa per mettere fuori le bottiglie vuote ho sentito sul pianerottolo un forte odore di bruciato. Vado a vedere cosa succede. Ho detto a Camilla. Neanche fossi uno di quelli che sanno vedere le cose che succedono.
Sono sceso. Ho suonato i due campanelli del piano di sotto, il secondo. Nessuno ha risposto.
Sono sceso ancora. Ho suonato i due campanelli del primo piano. Nessuno ha risposto.
Sono arrivato al piano terra. C’era il signor Germano, con la porta socchiusa, che ciondolava guardando una macchia di umido sul soffitto. La sente anche lei questa puzza? Cos’è che va a fuoco? Gli ho chiesto. Il signor Germano ha bofonchiato qualcosa poi è rientrato chiudendo la porta. Mentre risalivo al primo piano è uscita la signora Ossiuri. Hai suonato tu prima? Mi ha chiesto. Sì. Le ho risposto. Volevo chiederle di quest’odore. Cos’è successo? Non si respira. Ho aggiunto. E’ andato giù mio marito prima. Mi ha spiegato la signora Ossiuri. Loretta aveva bruciato qualcosa in casa. Ma ora è tutto a posto, siamo sicuri? Le ho chiesto dopo. Sì, sì. A posto. Ha garantito la signora Ossiuri.
Sono tornato su. Sul pianerottolo di casa mia, al terzo piano, la puzza era aumentata. Ho aperto il vasistas, ho preso le bottiglie da buttare e sono sceso nuovamente.
Al piano terra il signor Germano era uscito dal suo appartamento. Stava sul pianerottolo, parlava con Loretta, che invece non era uscita di casa. Ne sentivo la voce, non la vedevo.
Mentre il signor Germano tornava a chiudersi in casa, bofonchiando, ho appoggiato le bottiglie per terra, sull’uscio di Loretta. Mi sono sporto dentro il suo appartamento. Era tutto pieno di fumo, puzzava da fare schifo. A fatica si vedeva a distanza di cinque metri. Hai bisogno, Loretta? Posso entrare? Le ho chiesto. Loretta mi ha guardato con gli occhi acquosi, tremando. Mi ha fatto strada verso la cucina, la stanza in cui la densità del fumo era maggiore. La finestra era chiusa. Loretta si è chinata a quattro zampe e ha cominciato a grattare con una spatola di acciaio dei dischi colloidali attaccati alle mattonelle del pavimento. Perché non apri la finestra? Le ho chiesto. Non si apre. Ha risposto lei. Nella stanza adiacente, la sala, il fumo era poco meno per via di una finestra socchiusa. Dalla televisione accesa Francesco Primo pronunciava un’omelia o un angelus oppure un semplice discorso. Cos’è tutto questo fumo? Che hai fatto? Le ho chiesto dopo che ha smesso di sgrattugiare i dischi dal pavimento e si è ritirata su in piedi. La sigaretta. Ho buttato la sigaretta accesa lì. Mi ha risposto indicando un sacchetto del pattume vicino al battiscopa. Ho guardato il sacchetto. Non sembrava fumare più del resto della casa. Bisogna stare attenti. Le ho detto io. Devi stare attenta. Ho aggiunto. Ero nervoso, brusco. Avevo paura più per me e per la mia famiglia che per lei. La prospettiva di essere divorati dalle fiamme una delle notti a seguire mi sembrava concreta. Subito dopo mi sono ricordato che in quell’appartamento, anni fa, molto prima che io abitassi là, ci fu davvero un incendio. La storia me l’ha raccontata Camilla. La madre e il fratello di Loretta erano morti da poco, uno dopo l’altro, lasciandola da sola. Cominciò così la sua discesa giù per il piano inclinato. Depressione, incapacità di badare a se stessa, frequentazione mai interrotta del centro di salute mentale, un incendio provocato non so come, la patente ritirata. Magari puoi fare come faccio io. Le ho detto addolcendo il tono. Puoi usare un bicchiere con dell’acqua dentro, al posto del posacenere. Io mi ci trovo bene, la sigaretta si spegne subito, niente scintille, niente fumo, niente puzza. Ho detto ancora. E’ una buona idea, ha convenuto Loretta. Sì, una buona idea. Ha ripetuto. Adesso vado. Ho concluso dopo un attimo. Vuoi che ti butti il pattume, Loretta? Ci penso io, va bene? Loretta ha annuito continuando a tremare. Un boato si è levato in onore di Francesco Primo.
Mi sono piegato per raccogliere il sacchetto ancora aperto. Al suo interno i resti raschiati dei dischi colloidali, l’impressione istantanea di un bianco accecante inspiegabile quasi come quello delle pareti di Mangiacupi e un pacchetto di Multifilter con su scritto l’avviso più pertinente: il fumo uccide.