Zumba•Blog

Invece un’altra volta mi sono messo davanti allo specchio come non faccio mai o quasi mai con lo scopo di capire quanto ero invecchiato in quell’ultima settimana che mi aveva spezzato le giunture il respiro e più? in generale l’impalcatura che di solito mi permette di non afflosciarmi al suolo, e senza riuscire a capire se ero invecchiato di cinque mesi o sette anni o di una sola settimana visto che in realtà alla faccenda degli invecchiamenti improvvisi credo e non credo, ma soprattutto non credo, ho cercato di ricordarmi tutte le cose successe in quei sette giorni ma non riuscivo a ricordare quasi nulla perché tutta l’area del mio cervello che aveva a che fare con l’immagazzinare ricordi e con il richiamare alla memoria quei ricordi era come invasa da Nora, ma non da Nora in generale ma dalla malattia di Nora, ma neppure in realtà dalla malattia di Nora ma dal dimagrimento di Nora che in quella settimana aveva perso non so quanto peso tanto da avere una faccia come una prugna secca, e forse neppure o non solo dalla faccia da prugna secca di Nora nè dal suo corpo cavo ma dall’impressione generale che mi aveva fatto Nora qualche giorno prima, forse il venerdì della grande nevicata su Bologna, quella notte che avevo fatto la veglia io dopo alcune veglie consecutive di Camilla e tenevo Nora tra le braccia e Nora non faceva come al solito, non si ergeva, non sgusciava, non urlava, non alternava momenti che voleva stare all’insù? con momenti che voleva stare all’ingiù?, non tirava testate sullo sterno, non faceva nessuna delle cose che fa quando si sveglia di notte e comincia prima a lamentarsi e poi a urlare e tu nel tuo letto caldo speri che da quella fase di lamenti prima e urli dopo si possa tornare indietro e che possa riaddormentarsi da sola senza il tuo intervento ma sai che questo non è possibile, non è mai successo e non succederà mai, tu questo lo sai ma mentre sei sotto le coperte tiepide ti concedi un po’ di merdosissimo pensiero magico o quel cazzo che è prima di sollevare con fatica la coperta infilarti le ciabatte ghiacciate buttarti un plaid sulle spalle raccogliere sacramentando tra te e te Nora che urla sempre più? forte e portarla in un’altra stanza più fredda dove Nora può urlare in libertà senza rischiare di svegliare nessuno tranne al limite il vicino, no, quella notte Nora non faceva niente, dopo che aveva fatto un solo urletto neppure tanto forte l’avevo subito presa dal lettino e l’avevo portata di là, nella stanza freddissima, e per un attimo avevo sacramentato tra me e me perché avevo la febbre e la stanza freddissima la temevo, ma questo sacramentare si era esaurito in un attimo perché appena avevamo cambiato stanza Nora mi si era accasciata addosso senza nessuna reazione, niente, il respiro nemmeno si sentiva, era una specie di spettro ormai senza consistenza e senza peso, guardavo quegli zigomi così sporgenti aspettandomi che la pelle si lacerasse da un momento all’altro lasciando intravedere l’osso, mi immaginavo che neppure quello sarebbe servito per scuoterla da quel torpore a basso peso specifico, guardavo il suo zigomo, toccavo le sue costole e sotto quel cielo tipico di quando nevica molto, un cielo di un giallo metallizzato ed elettrico, tutto quello che pensavo era che non stavo tenendo in braccio Nora ma il cadavere di Nora, mia figlia era morta e io continuavo a tenerla in braccio e guardarla e tutto questo era in qualche modo giusto e quello era un grande momento, avrei ricordato per sempre quel momento come il momento in cui avevo cominciato a capire che Nora ormai era un corpo morto e semisvuotato, e quel pensiero nel ricordo mi sarebbe sempre sembrato così enorme da diventare bello, e ripensavo a non ricordo chi che aveva detto che la morte di chi ti ?sta vicino ha qualcosa di effettivamente grandioso e io che ero come strangolato da quei pensieri ossessivi tipici delle veglie protratte che assomigliano ai pensieri degli ubriachi o dei malati o dei sub in debito d’ossigeno pensavo che era proprio vero, quello era un grande eroico momento, io ero come la madre di Cecilia dei Promessi Sposi che porta quel cadaverino tra le braccia e Nora era morta come Cecilia e il cielo di Bologna era giallo di neve e di metallo e di elettricità neppure tanto statica e tutto quello che stava accadendo era in un certo senso la conseguenza e la summa della deriva sadomasochisticamente lisergica connessa con la privazione di sonno e io ero un privilegiato a poter passare proprio in mezzo al più? intollerabile dei dolori e dimostrare di riuscire a tollerare l’intollerabile, ero quasi felice nel modo in cui può essere felice chi non ha più i mezzi di capire cosa sia la felicità ma al tempo stesso crede di capire per la prima volta cosa sia, la felicità, e speravo che quel momento terribile durasse per sempre con quell’ambigua elettrica intensità, non avevo nemmeno più la febbre, e se non avevo più? febbre era perché in fin dei conti nemmeno io avevo pi?ù un corpo, ero solo una specie di piedistallo semovente che serviva a tenere sollevata da terra Nora coi suoi zigomi sporgenti e le costole in rilievo, e finché continuavo a sollevarla tutto andava bene, tutto era possibile, persino che Nora fosse viva, l’importante era continuare a tenerla sollevata per sempre e malgrado tutto, come quel tipo in terminator 2 che è? ferito a morte ma deve tenere in mano non so che cazzo di marchingegno almeno finché i protagonisti del film non abbandonano quel palazzo, sennò i protagonisti muoiono in un’esplosione che lui solo può scongiurare, e il tipo anche se di fatto è? già morto con la forza dei nervi continua a tenere in mano quel marchingegno per tantissimo tempo prima di morire del tutto e far esplodere il palazzo ormai vuoto come il corpo di Nora, lo stesso discorso valeva per me anche se a ben vedere l’esempio era totalmente? sbagliato perché non sono io che sono morto o sto morendo ma è? Nora, e nessuno deve uscire da questo palazzo in questa notte elettrica giallastra e metallizzata, credo, ma anche se l’esempio ?è sbagliato lo stesso io devo tenere sollevata Nora, per sempre, qualsiasi cosa accada, e se ce la farò forse domattina questo per sempre sarà finito e ne sarà cominciato uno nuovo, un per sempre in cui Nora è nuovamente? viva e io invecchiato di mesi di anni o solo del tempo che è? passato sopra e dentro di me.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *