xandria – universal tales (2024)

Xandria – Universal tales (ep) (2024)
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Illustrato da un videoclip al cui confronto Alex Proyas è Stanley Kubrick e amatorialmente realizzato in CGI, la introduttiva No time to live forever (ri)mette in scena tutto quel repertorio orchestral/gridolin/martellante acefalo degli otto precedenti polposissimi album, indelebilmente derivativo di Epica e Nightwish-ma-solo-quelli-di-Tarja-porca-la-miseria, aromaticamente equidistante tra un Carl Orff che scende in cantina a prendere il sugo e la pubblicità di un profumo femminile. Il teutonicissimo schlager-metal di Universal (e, in misura minore, di Live the tale) porta con sé un’immaginifico sado-pop, qualcosa dalle parti della Sandra Lauer del novantuno inguainata in una tutina di latex e imprigionata per sempre nel videoclip di Venus delle Bananara, qualcosa difficile da togliersi dalla testa, insomma. Più power ma prosaicamente celtica ben oltre il limite del ridicolo è invece la successiva 200 years, grossolana e banale almeno quanto la gragnuola di clichet messa insieme dal videoclip stile visit-scotland punto com (quella sorta di selkie antropomorfa che suona il violino sarebbe una certa Ally Storch, già ospite sui dischi di gente del calibro di Warkings et al.). Le versioni orchestrali dei quattro inediti non aggiungono molto alle già molto orchestrate versioni non orchestrali, tutte egualmente simili al sountrack della scena madre di un ipotetico film di Alex Proyas in cui una setta di sacerdoti egizi attraversa lo spazio galattico su grandi astronavi generazionali a forma di piramide per sfuggire alle feroci armate del faraone. Imperdibile, in un certo senso.
Highlights: Universal