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una rivoluzione privata

non guardo la TV e non leggo i giornali. mai.
quelle rare volte che mi capita di fare un'eccezione, mi torna subito in mente il perché.
questa storia risale ai primi di settembre del 2006. ai tempi si parlva dal grande attentato terroristico a heathrow sventato dai solerti servizi segreti. erano anche i tempi della missione di pace italiana in libano.
questa storia è dedicata a giangi, lui sa bene il motivo.

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'La politica è come cercare d’incularsi un gatto'
Charles Bukowski

E’ sera. Seduto comodamente in poltrona, sigaretta in mano, sto leggendo il giornale. Una sera come tante, solo un poco più calma. Ma non può durare: mia moglie tace da troppo tempo.
“E SPEGNI QUELLA SIGARETTA! STAI IMPUZZOLENTANDO TUTTA LA CASA!”
Che vi dicevo? Vi presento mia moglie Roberta.
Ritorno al giornale ignorandola: mi sto facendo quattro grasse risate da solo. Come? Semplice: ‘La repubblica’. Talvolta fa molto più ridere del ‘Vernacoliere’
C’è questo intelligentissimo servizio segreto che ha sventato un attentato supercazzutissimo. In mezzo alla pagina tre tizi dall’aria losca: barba lunga, occhi infossati, ciglia spesse come fioriere. Hanno dei nomi che sembrano anagrammi di bestemmie. Tipacci: uno pare che abbia lanciato una volta una lattina vuota di Arab-cola contro una macchina dei carabinieri, l’altro si dice abbia toccato una chiappa in autobus a una turista americana. Il terzo… sembra che fosse a casa di uno dei due quando sono entrati per arrestarli. Hanno sequestrato i PC. Dentro c’era Windows 3.11 invece di XP. Una cosa da niente, dite voi. UNA COSA DA NIENTE??? Ma lo sapete che quelli passavano le notti davanti a ‘campo minato’ invece che a ‘campo fiorito’? Gente così sarebbe da rispedire subito a casa, ve lo dico io.
Comunque l’aeroporto più grande del mondo è in tilt. Niente più bagaglio a mano: il giornale spiega che con tre detersivi comunemente disponibili sul mercato in Pakistan si può miscelare un esplosivo capace di far saltare un Boeing 747. Hanno uno sporco ben resistente là in Pakistan, penso.
Fra un paio di settimane sarò a Heathrow per affari. Nonostante tutto, lo confesso, ho un certo terrore. ‘La repubblica’, perlomeno quella di oggi, è un giornale indubbiamente terrorista.
E soprattutto ho il terrore che qualcuno mi prenda il PC e ci trovi quei tre filmettini porno che mi guardo di nascosto quando mia moglie non me la dà. Vedo già la mia faccia in prima pagina e il titolone centrale: ‘FINALMENTE PRESO IL MOSTRO DI VIA PARADIGNA’. Pensa che vergogna la domenica successiva a pranzo dai miei…
Giro pagina: l’ONU sta organizzando la missione di pace in Libano. Al centro una foto con un cingolato carico di ragazzini armati fino ai denti: missione di pace. Giro ancora: qualcosa su Silvio Berlusconi. Finalmente! Poverello, ridotto ormai a tre colonne a pagina nove. Arrivo in fondo al giornale: trenta fogli così. Un albero abbattuto per niente.
Per un istante mi sento idealmente vicino a mio nonno.
Mio nonno era analfabeta e quando attraversava il cortile col giornale sottobraccio era perché stava andando a cagare.
In effetti m’è passata la voglia di ridere. Però m’è venuta voglia di cagare.
‘La repubblica’ m’ha stufato, ‘Focus’ l’ho già finito, uhmmm, ‘Donna moderna’ no. Ecco: il catalogo dell’Ikea.
Mi siedo sulla tazza e lo sfoglio rapito. Tutti voi avrete sfogliato un catalogo dell’Ikea una volta nella vita pertanto non sto a dilungarmi. Ciò che più mi colpisce è l’estrema cura posta dal redattore nel personalizzare i prodotti. Letti da trenta euro, cucine da cinquanta, piatti da dieci cent ma tutti, dico tutti di design. E vicino, in piccolo, la foto del designer.
Nel paginone centrale c’è lo staff al completo: tutte le fototessere una di fianco all’altra. Uomini e donne ordinari, mezz’età, vestiti in blu, grigio, gessato o tailleur. Ma… un momento… e questa in mezzo chi è? CHE FICA!
Una sventola bionda con un viso da bambola. Venticinque anni neanche. L’hanno fotografata da appena più lontano: non è un primo piano come gli altri ma quasi un mezzobusto. Un etereo vestito rosso fuoco, spalline sottili, una scollatura generosa. Madonna che tette!
E questa… che cosa disegna? Letti, sicuro che disegna letti. Vado a controllare.
No.
Allora disegna piatti, bicchieri, stoviglie insomma.
Niente.
Articoli per il bagno? No. Lenzuola, asciugamani, teli da spiaggia? No, no e poi no.
Cosa cazzo fa ‘sta topona?
M’impunto.
“Robi… ROBI!”
“Eh, che c’è”.
“Mi porteresti una matita?”
“Una che?”
“Una matita!”
“A che ti serve una matita? Stai cagando”.
“Amore, non discutere sempre tutto. Per favore portami ‘sta matita, dai”.
Non sposatevi, datemi retta: avete presente quella dolce splendida creatura che sospirava di piacere ogniqualvolta le sfioravate la schiena con una mano? Scordatevela: tempo un anno e vi ritrovate sposati con Nonna Papera.
“ALLORA, ARRIVA ‘STA CAZZO DI MATITA???”
Entra mia moglie, mi allunga la matita: “Diosanto, ma che è? Che odore!” e scappa.
“Sono le tue stramaledette cipolline del cazzo!” rispondo seccato alla porta ormai chiusa.
Ricomincio da pagina 1 e ogni faccia che vedo la segno con una X nel tabellone centrale. Alla fine le ho depennate tutte tranne una, che evidentemente non fa un cazzo. Indovinate? Proprio lei: la figona.
Mi torna alla mente di nuovo mio nonno, prigioniero in Africa poi disertore dell’esercito fascista, partigiano e comunista tesserato dal 1946. Ed io, per inesorabile contrasto, trentacinque anni, di sinistra ma moderato, mantenuto fino a ventisette, qualche lavoretto in fabbrica d’estate per pagarmi le vacanze e per sentirmi un po’ proletario anch’io, impiegato commerciale da qui alla pensione. Anch’io, involontario archetipo ISTAT dell’italiano medio, voglio fare un gesto eversivo. Voglio fare la mia rivoluzione. Sì, proprio ora.
Strappo la pagina centrale del catalogo dell’Ikea e tento di pulirmici il culo.
Niente da fare: queste pagine patinate non sono buone neanche per quello. Mi sono soltanto sparso la merda in giro per le chiappe e per giunta mi sono anche imbrattato una mano.
Appoggio rassegnato il voluminoso listino. Tiro lo sciacquone e mi siedo sul bidet.
Scuoto il capo. No, la mia generazione non è capace di fare le rivoluzioni, penso. Fossi stato un partigiano m’avrebbero accoppato entro mezz’ora.
Una cosa su cui dovremmo tutti riflettere.

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