un firmamento di stalle
Ritengo doverosi i ringraziamenti alla redazione di Tapirulan per avermi messo a disposizione questo spazio. Vorrei pertanto esprimere tutta la mia gratitudine. Lo faccio a modo mio: dedicando loro questa storiella.
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Sono in giro con questa fica che vorrei tanto scoparmi.
E’ tutta sera che mi parla di poesia.
All’inizio un po’ me la cavicchio con De André, ma adesso sono tre ore che me ne sto zitto a tracannare birra. Sono ubriaco fradicio.
‘Devo fare qualcosa’ penso al quinto boccale. Le declamo tutta ‘Subterranean homesick blues’.
“Bella – commenta – Neal Cassidy vero?”
Fuochino: “Fred Allen Zimmerman”.
C’incamminiamo verso casa. Ha queste due enormi tette stritolate in una canottiera più angusta di una cella: non riesco a smettere di guardarle sballonzolare.
Oh, cacchio, sta ancora parlando: “…sei iscritto?”
“Eh?” Faccio uno sforzo per guardarla in faccia.
“A che circolo culturale sei iscritto?” ripete.
“Non… nessuno”.
“Non dirmi che non fai parte di nessuna associazione!”
“Ho… la tessera ARCI”.
Mi squadra con una certa sufficienza: “Ma no, intendo reading, incontri, happenings, cose del genere… niente?”
Sapete una cosa? Ha anche un gran culo. Mi sta venendo duro.
M’invento qualcosa: “Anni fa fondammo un circolo di poesia rurale. Raccoglievamo poesie scritte nell’immediato dopoguerra da vecchi contadini induriti dal sole e dalla fatica. Versi grondanti rabbia e sudore. Parole dure come pietre scagliate contro una condizione di disillusa povertà, contro questo miracolo italiano mai vissuto. Angoscia, dolore: più che ‘Novecento’ direi una ‘Germania anno zero’ padana. Il circolo si chiamava ‘Un firmamento di stalle’”.
Sgrana gli occhi: “Interessaaaante…”
Mi sforzo per non ridere. Che gnocca! Ormai ho una cappella che sembra la casa di un puffo. Sto per esplodere.
“Senti – riprende – vorrei tanto invitarti su da me ma… sto finendo un sonetto e…”
“Capisco – rispondo – quando sale è inarrestabile…”
“Sale?”
“L’ispirazione”.
“Già… scusa, eh, scusami. Sono un animo poetico, io, che posso farci?” Si congeda.
Ritorno a casa di corsa. Le tette sono evase di prigione e il culo ce l’ho proprio lì davanti, al centro esatto del mio cervello, piegato a novanta pronto ad accogliere degnamente il mio cazzo ansimante.
M’infilo una mano nelle mutande. Me medesmo meco mi masturbo.
bravo glande puffo…
Caro amico…
… hai bisogno di trombare.
Adesso che sei iscritto veramente farai strage… Molto divertente comunque, anche in questo caso ci starebbe bene un disegnino di Gualandri.
grande Donnola! un’inizio a pallettoni.
Un firmamento di stalle sembra molto interessante, ma sarà vero?
Non so cosa ti non ti inventeresti pur di….
Non sapevo di farti quest’effetto…
cara ‘La Gnocca’
mi sorprende leggere queste parole. eppure, cara La Gnocca, mi pare di aver sempre ostentato il mio ginecologico interesse per l’entità che rappresenti, non è così?
caro ‘Cesare’
eh, già… hai ragione. eppure va detto, a onor della cronaca, che la storiella risale ad un periodo di alta stagione.
caro ‘Pigi’
la storia del mio nick è già bell’e pronta. sono abbastanza convinto che vi farete un paio di risate.
un’altra cosa… per quanto riguarda le righe sulla mini non sto eccependo sulla liceità o meno del gesto, ma sull’attuabilità… voglio dire: dimmi come sei riuscito a non farti beccare!!!
caro ‘French’
dovesse mai gualandri trovarsi con trenta minuti da accartocciare e gettare nel cesso, dovesse mai inspiegabilmente decidere di impegnarli nell’illustrare questa storiella, stai certo che mi farebbe un gran regalo!
Si si a parole sei bravo caro ma sono i fatti quelli che contano…;)
ma buongiorno, cara La Gnocca! dormito bene? passato il malditesta? già operativa alle 11.15? sei una voragine di sorprese!
non capisco come mai tu non abbia mai voluto scopari…